mercoledì 9 febbraio 2011

Vogliamo un'altra narrazione: Basta puttane vs. bigotte!

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Continuando a parlare delle varie manifestazioni delle donne, ma spero anche degli uomini, previste per il 13 febbraio, due articoli da Lipperatura, blog di Loredana Lipperini.

MASCHILE, UNIVERSALE

8 Febbraio 2011

di Anna Bravo, storica, su La Repubblica di oggi: (qui)

Non capisco perché alcuni uomini debbano fare appello alla propria componente femminile per indignarsi di fronte al cosiddetto Rubygate, mentre avrebbero di che indignarsi in prima persona. A uscire devastata dalla vicenda è più l´immagine maschile che l´immagine femminile. Ragazze che si vendono - un fatto che mette ansia, perché la prima giovinezza è un impasto delicato di furbizia, ingenuità, voglia di spadroneggiare, vulnerabilità. Ma soprattutto uomini che soltanto grazie al denaro e al potere dispongono del loro corpo (o magari solo della loro attenzione) e le gratificano con regali comprati all´ingrosso.
Eppure, mentre molte di noi si preoccupano della dignità femminile, nessun uomo ha sentito il bisogno di difendere quella del genere maschile. Certo, il modello Berlusconi è così grezzo e simbolicamente violento che per un uomo di buona volontà può essere difficile vederlo come una ferita inferta (anche) alla propria immagine. Ma, cari, quel modello vi rappresenta in giro per il mondo. Mi stupisce che la vergogna provata da tanti di voi riguardi l´essere italiani, e non l´essere uomini italiani.
Vi sentite incolpevoli? ma allora dovreste sentirvi incolpevoli anche come italiani. Berlusconi vi sembra un alieno? forse, ma non cambia il fatto che appartenete allo stesso sesso.
Alcuni uomini (penso a singoli, all´associazione Maschile plurale, a vari altri gruppi) hanno capito da decenni che non aver mai commesso stupro non basta a chiamarsi fuori da un mondo maschile in cui la violenza contro le donne si ripete ogni giorno. Uno sforzo, e potreste capire che neppure dallo svilimento delle donne è possibile chiamarsi fuori, che c´è una responsabilità sovraindividuale - beninteso, non come colpa general/generica o dannazione originaria, ma nel senso in cui la intende Amery: come somma delle azioni e omissioni che contribuiscono a fare (o a lasciar sopravvivere) un clima.
Non mi riferisco soltanto al sesso in compravendita, e neanche al rischio di degradazione che pesa sulle relazioni uomo/donna - problema politico per eccellenza, a dispetto di chi invoca: «torniamo alle cose serie». Intendo un clima in cui le parole delle donne spesso non sono richieste, e se sì, si ascoltano con l´orecchio sinistro, in cui i vertici di qualsiasi realtà sono clan maschili. Eccetera. Un clima, anche, in cui pochissimi e pochissime possono invecchiare in pace senza sognare/temere/detestare la bellezza e la giovinezza.
Prima di indignarsi per interposta donna, alcuni di voi potrebbero aiutarsi con la memoria. Nel Sessantotto e con molta più forza nel femminismo, c´era la buona abitudine di chiedere alle persone da che luogo parlassero, e il luogo era la condizione personale, i comportamenti, l´ideologia, l´istituzione di cui si faceva parte e altro ancora. Voi parlate come se viveste in una camera sterile, con un filtro all´entrata per proteggervi dal contagio delle brutture altrui, e uno all´uscita per fare il restyling alle vostre - diverse, perché no, ma brutture comunque. Parlate come se la buona volontà e un po´ di buon gusto vi mettessero per così dire al di sopra delle parti. Il che può spiegare certe dichiarazioni stravaganti, ma fa anche sospettare che in un angolo della vostra mente riposi la vecchia filosofia secondo cui il maschile equivale all´universale. Capire che i soggetti sono due, uomo e donna, e che il primo non può rappresentare il secondo, per noi è stata una delizia.
Su, non fateci ripetere cose tanto ovvie!

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FARE IL PUNTO

9 Febbraio 2011

di Loredana Lipperini (qui)

Il frame “bigotte” contro “puttane” è goloso: fa leva su stereotipi secolari, è semplice, funziona, attecchisce. Quando Gianluca Nicoletti confeziona il suo video lo utilizza immediatamente: da una parte le femministe anni Settanta in girotondo, ergo le ragazze Fast food, ergo ancora la soave sposina del Brodo Star. Il collegamento è: se fate parte di quei girotondi, volete la donna a casa, muta e cuciniera. L’alternativa è il modello televisivo, ugualmente semi-muto (ma è un dettaglio).
Il frame viene ripreso dal settimanale Chi, che intervista le politiche del Pdl. Stessa linea.
Viene ripreso da Annalena Benini su Il foglio, dove molte femministe storiche cadono nella trappola del “di qua o di là”.
Viene ripreso da Eugenia Roccella su Il giornale. Stessa chiave.
Di qui, si libra e si diffonde in centinaia di commenti in rete, su blog e social network. Si trasforma in “chi va in piazza il 13 febbraio è contro le altre donne. Perbene contro permale”.
Non serve che chi ha organizzato quella giornata di mobilitazione (e non c’è un soggetto unico, perchè le iniziative si sono moltiplicate in ogni città) ripeta che così non è.  E non lo è, non lo è mai stato. Non ci sono donne perbene e donne permale: c’è un paese che continua a ignorare quanto, in termini di servizi, opportunità, rappresentazione (che oscilla sempre fra quei due poli del pendolo: perbene e permale, madre o puttana, e annienta tutto il resto), è necessario fare per definirsi civile.
Ma il frame è diventato un altro. Chi manifesta domenica - questo si legge qua e là - ignora i problemi reali delle donne per accusare altre donne.
Questo passa. Questo è, magari, occasione per riprendere antiche questioni sviscerate da parte del pensiero femminista: sviscerate così tanto, che nel frattempo - gli ultimi quindici anni - i pozzi dell’immaginario venivano avvelenati con poco sforzo.
E’ come un’onda che si infrange sulla riva e torna subito indietro, senza lasciare che sabbia bagnata: la spinta che dal basso è partita rischia di spezzarsi perchè una falsa cornice ha sostituito la prima.
E’ impressionante osservare il meccanismo. Doloroso prenderne atto.


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domenica 6 febbraio 2011

L'eco del silenzio su Radio Libriamoci Web: la Carta dei diritti della Lettura e il "Basta!" delle donne



L'eco del silenzio 
su Radio Libriamoci Web

trasmissione del 7 febbraio 2011

dal lunedì tutti i giorni alle:
10,30 - 17,30 - 23,00


Donne di Carta


Finalmente ho un bel progetto di cui parlarvi e assolutamente in linea con le frenetiche letture che sono solita augurarvi.
Per prima cosa ve ne presento l'ideatore, cioè l'associazione Donne di carta e lo faccio tramite la descrizione che trovate nel loro sito www.donnedicarta.org.
“Correva l'anno 2008, un giorno di ottobre  (il mese in cui lungo il Tevere i platani sono d'oro)...
Quattro donne, addette al lavoro editoriale, fondarono l'Associazione Donne di carta: un modello di cooperazione tra editori, librai, autori e lettori.
Una catena di solidarietà per un obiettivo comune: la lettura.
Risposero subito editori indipendenti da diverse regioni. E tanti lettori.
Correva l'anno 2009 del mese di maggio...
Quelle quattro donne conobbero Antonio Rodriguez Menendez che a Madrid aveva inventato il “Proyecto Fahrenheit 451 – las personas libro”.
Antonio andava in giro invitando la gente a rendere vera l'utopia di Bradbury: imparare a memoria i libri e andare in giro a dirli, a voce alta. Noi ci credemmo. Qualcosa di rivoluzionario nella sua semplicità: i libri appartengono ai lettori che li amano. Hanno la loro voce.
Il passo successivo, nel 2010, è stato coniugare il mondo editoriale con quello del volontariato sociale e culturale, perché “la differenza è una rete di solidarietà” e la Cultura vive nel fare delle persone. Il territorio, la città in cui si vive, gli spazi antropologici e la dinamica delle relazioni: cose tutte da leggere. Il mondo.
Così è nato un Giornale partecipativo “IO e...” per raccontare queste esperienze.
Oggi siamo anche un' “Accademia della lettura”: un centro che aggrega e un sistema di assistenza e di promozione itinerante volta a costruire consapevolezza della lettura nelle nostre vite.
Stiamo promuovendo LA CARTA DEI DIRITTI DELLA LETTURA che proporremo alla Comunità europea.”

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Da www.firmiamo.it

La Carta dei diritti della Lettura



Promossa da Sandra Giuliani

Il 3 gennaio 2011

Statuto della petizione
Definizioni della lettura, Diritti della persona che legge e Doveri sociali


Art.1

«Leggere è un Diritto della persona senza distinzione di condizioni sociali, di età, di lingua,
di opinioni politiche, di razza, di religione, di salute e di sesso»


Gli otto articoli sono tutti leggibili alla voce ° petizione della seguente pagina:


La Carta verrà tradotta in inglese, francese, tedesco, spagnolo; inaugurata oralmente in più lingue e dialetti delle comunità internazionali (Bastia Umbra 5-6 febbraio 2011), inoltrata al Presidente della Repubblica per ottenere l'Alto Patronato e quindi inviata all'attenzione della Comunità europea.
(Accademia della Lettura dell'Associazione Donne di carta)


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Vi è chiaro? Se non lo fosse ripeto. Queste persone, nella fattispecie donne, hanno ideato una Carta dei diritti della Lettura che, oltre ad essere già stata consegnata al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, spero, grazie anche al vostro intervento sottoforma di firma, approderà alla Comunità europea come proposta di legge.
La petizione online con i suoi 8 articoli, su firmiamo.it ha raggiunto e superato le mille firme in meno di un mese e le 3000 adesioni su Facebook. Ma non è ancora nulla, dato che, dopo la presentazione del 5-6 febbraio a Bastia Umbra, ben presto inizierà la raccolta delle firme cartacee. Proprio per l’evento a Bastia in data 4 febbraio 2011 il Presidente della Repubblica ha destinato una medaglia, quale suo premio di rappresentanza, alla presentazione della "Carta dei Diritti della Lettura".
Per quanti si stessero ancora chiedendo "Che bisogno c’è di una Carta dei Diritti della Lettura e che bisogno c’è di “case della lettura” pubbliche e gratuite se già esistono le biblioteche?" Vi informo che la carta è già diventata un instant-book edito dalla casa editrice Il Caso e il Vento con prefazioni di Michela Murgia e Lidia Castellani nonché postfazione di Massimo Squillacciotti e che in questo testo troverete tutti i chiarimenti. (qui)
Il mio invito è quindi quello di informarvi sulla carta e nel caso in cui ne doveste condividere articoli e principi, di apporre anche la vostra firma. Nel blog de l'eco del silenzio troverete comunque tutti i riferimenti e i rimandi.


Contro il #rogodilibri:Marcia in Veneto delle persone libro
"messe al bando"

Prima di passare all’ultima notizia vi segnalo un'altra iniziativa anch'essa molto importante e soprattutto concreta.
Sempre le Donne di Carta organizzano per questo sabato 12 febbraio 2011 una Marcia in Veneto contro il #rogodilibri di cui vi ho parlato in queste settimane.
Qui i fatti in estrema sintesi
Qui la proposta
Il 12 febbraio saranno a Mestre alla Libreria La Feltrinelli e alla Biblioteca civica, a Venezia alla biblioteca Querini Stampalia (Sestiere Castello) e alla Biblioteca universitaria di Ca’ Foscari,
e il 13 mattina a Portogruaro alla Villa Comunale (Sala del caminetto); in questi luoghi diranno a voce alta le pagine messe al rogo e gli Articoli della Carta dei Diritti della Lettura perché nessuno deve permettersi di scegliere cosa vogliamo leggere.
Mai come oggi essere una "persona libro" acquista il senso profondo di una dimostrazione di libertà.
Possono eliminare i libri, ma non la memoria e le voci delle persone.
Per quanti desiderassero aderire alla marcia o semplicemente avere informazioni l'indirizzo a cui scrivere è: segreteria@donnedicarta.org




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Parliamo ancora di donne, ma vorrei sottolineare come il problema sia trasversale e fino a quando non sarà fatto proprio anche dagli uomini rimarrà tale. Sono fiduciosa che le cose stiano cambiando e che la consapevolezza si stia facendo strada. Come cita sempre Loredana Lipperini il problema dell'Italia non è il Cavaliere, ma il cavallo, credo che con la collaborazione di tutti si potrà davvero arrivare a rendere consapevole la base della piramide, che i diritti e il pieno riconoscimento sociale e civile delle donne siano assolutamente indispensabili all'affermarsi di una società giusta e credo migliore. A quel punto il vertice del paese sarà specchio positivo delle fondamenta.
Ciò premesso vi do lettura del testo che invita alla mobilitazione nazionale delle donne.


da dinuovodinuovo.blogspot.com (qui)

Mobilitazione nazionale! Se non ora, quando?

27 gennaio 2011


INVITO ALLE DONNE ITALIANE A PARTECIPARE AD UNA GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011

Se non ora, quando?
In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che - va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia - hanno costruito la nazione democratica.
Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.
L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI GRANDE CITTA’ ITALIANAQui la petizione.




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Concludo con un articolo di Michela Murgia per La Repubblica

da www.michelamurgia.com (qui)


Noi siamo un'altra storia

31 gennaio 2011

Elaborazione grafica di Federica Martellini ©,
da: http://host.uniroma3.it/riviste/romatrenews/

In questi giorni oltre centocinquantamila donne hanno accettato l’invito a sostituire l’avatar personale di facebook con il volto e la storia di una donna da cui si sentivano rappresentate. Sugli schermi di tutti sono apparsi nel giro di pochi giorni migliaia di volti e di storie di donne che la maggior parte degli utenti non aveva probabilmente mai sentito nominare. Da Eleonora d’Arborea, la legislatrice sarda che nel 1300 aveva già creato leggi che punivano lo stupro e vietavano il matrimonio riparatore senza il consenso della donna,  a Laura Bassi Verani,  che nel 1732 divenne la prima ad avere una cattedra universitaria in Europa, fino a Alison Lapper, artista focomelica che a metà del secolo scorso rifiutò le protesi che dovevano renderla più accettabile agli altri, arrivando fino a usare sé stessa come modella per combattere contro l’imposizione di un unico canone di bellezza femminile. Sono centinaia i volti di scrittrici e poetesse, scienziate e guerriere, artiste e matematiche; ma in mezzo a queste donne straordinarie ci sono anche nomi comuni di nonne, madri e amiche delle donne che stanno partecipando, nessuna famosa ma tutte importantissime voci di questo gigantesco controcanto corale. I soliti snob avranno detto che è la democrazia del click, che non cambia di una virgola le storture del mondo in cui viviamo, ma io non sono d’accordo. Preferisco riconoscerci la creatività delle donne messa all’opera in un colossale esercizio di contronarrazione collettiva, con un contagio virale e vicendevole fatto di storie che la tv non racconta, a cui i giornali non danno mai spazio, che non entrano nei dibattiti dei talk show e che anche sulla rete bisogna andare a cercarsi. Le donne raccontano sé stesse nella vita e su internet, l’unico medium dove ancora sia possibile farlo senza che una telecamera ti inquadri una parte del corpo mentre stai dicendo quello che pensi.

Queste donne sono tutt’uno con quelle che scenderanno in piazza il prossimo 13 di febbraio. La loro narrazione è la medesima e ribadisce con chiarezza un concetto che vorrei vedere riflesso su tutti gli striscioni, sui cartelli e sui volti di quanti, uomini e donne, a quella manifestazione parteciperanno convinti:  “Noi siamo un’altra storia”.
Per questo, a chi dice che quello che si vede sui giornali da settimane a questa parte offende le donne, vorrei dire di no, che si sbaglia, che non è vero. Nessuna donna normale si riconosce nel grottesco fondale di cartapesta contro il quale si muove il caravanserraglio di veline che circonda Silvio Berlusconi. E’ vero invece che quello che si è visto - cioè l’immagine di un preciso tipo di donna, avvenente secondo i canoni televisivi, venduta, offerta, comprata, mantenuta e zittita a suon di milioni - è prima di tutto una grottesca proiezione dell’uomo che la sogna. Vi si intravede un maschio che abita un universo femminile deforme, fatto di seni e labbra ipertrofiche e di travestimenti da gag in un immaginario colonizzato da You Porn. Se è vero che il signore di Arcore è metafora dell’Italia che ha governato per quasi vent’anni, allora quella che stiamo vedendo è la parabola a precipizio di un paese invecchiato male, senza più fantasia e ansioso di rassicurazione. Un paese che si specchia in un uomo che ha bisogno di vedere gli altri ridere per credere di essere divertente, e che sa che la sola lealtà che può aspettarsi sta dentro la misura di un bonifico.
Uno così non può offendere le donne che siamo e che vogliamo essere.
Al massimo può volgere al femminile la triste caricatura di sé stesso.
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sabato 5 febbraio 2011

Fascisti? Su Marte!

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Riprendo direttamente dall'evento pubblicato su Facebook, che potete trovare qui.

di Bartleby Occupato (qui)


FASCISTI? SU MARTE!
a Bologna, 
angolo via San Petronio Vecchio e via Guerrazzi, 
sabato 5 febbraio h.20.00 - 23.30



Sabato 5 febbraio, alle 20, ci vediamo all'incrocio tra via San Petronio Vecchio e via Guerrazzi, proietteremo "Fascisti su Marte"

Questa mattina è comparsa sulla rete una pagina Facebook a firma Casa Pound Bologna che invita all'inaugurazione di un nuovo spazio in città sabato 5 febbraio. Riteniamo sia inaccettabile l'apertura di una nuova sede di Casa Pound a Bologna.
Il titolo della serata parla chiaro: entra in squadra, scrivono.
Squadra di calcio? Di basket? Di Ping pong? Di caccia?!? La divisa tenderà al nero? Magari un nero moderno, elegante... Era così anche 90 anni fa.
Meglio non farli giocare, questi menano alla vigliacca, colpiscono i più deboli, truccano le partite, fan finta di giocare e invece vogliono solo romperti le ginocchia.
L'appuntamento è in via Guerrazzi, ma il numero civico non è specificato e questa segretezza fa pensare che siano loro i primi a non sentirsi benaccetti.
Niente di più vero!
Non possiamo lasciare nemmeno un centimetro di campo libero, ad una realtà politica che nasconde, dietro la facciata di avanguardia della nuova destra, la propria identità neo-fascista. Non possiamo permettere che possa acquisire legittimità di discorso e di azione all'interno dello spazio cittadino bolognese. Non siamo disposti a stare zitti mentre un'organizzazione come questa, che in più casi si è manifestata con violente azioni squadriste ai danni di migranti, gay, studenti e militanti di sinistra, possa liberamente propagandare l'esclusione come modo dello stare insieme, la gerarchia e il comando come mezzi per imporla, la violenza come ratio immanente al proprio fare politica.
Respingerli è condizione necessaria perchè si possa continuare a cercare di costruire una città libera.
Nessuna cittadinanza per vecchi e nuovi fascismi.

Studenti e studentesse, artisti, residenti e commercianti del quartiere S. Stefano

adesioni:Associazione Ensamble Concordanze
Wu Ming
Vag 61
Collettivo Utopia
Bartleby
Tabacchi al. t.a.r di simone vitalbo
Diana via rivani 91
Lavasecco Guerrazzi
Copysystem
Felsina2 Viaggi
Caffè Accademia
Libri e Co Fondazza
Igor Libreria
Nodo Sociale Antifascista di Bologna
Popolo Trasparente
Atlantide
AntagonismoGay
Spazio Pubblico XM24
Giuseppe Genna
Comitato Williesindaco
Nicola Bonazzi (Teatro dell'argine)
alive lab
heymenclosefriends.com
Circolo Arci Sesto Senso
Rete dei comunisti
Circolo Panenka
Bologna Prende Casa
ANPI Provinciale di Bologna

mail a cui mandare le adesioni:
fascisti.sumarte@yahoo.it

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Aggiornamento:

da Repubblica.it - Bologna (qui)
04 febbraio 2011


CasaPound, niente inaugurazionedopo le polemiche per la nuova sede

Domani sera in via Guerrazzi soltanto "un ritrovo tra amici", per sistemare il locale. Erano già state programmate due contro-manifestazioni, quelle dei residenti della zona e di un gruppo di antifascisti

Sarà solo un ritrovo fra amici, per sistemare il locale, e non più l'inaugurazione della nuova sede di casaPound, come era stato annunciato. Il gruppo di estrema destra rinuncia, dopo le polemiche sollevate dalla notizia dell'apertura della nuova sede in via Guerrazzi, e l'annuncio di due contromanifestazioni, organizzate da residenti, centri sociali e antifascisti

"La festa come l'avevamo intesa, con un aperitivo aperto a tutti i militanti e simpatizzanti, non la facciamo più- spiega Carlo Marconcini - se il problema di quei quattro pagliacci (i centri sociali, ndr), della Questura e dell'ordine pubblico di Bologna devono essere due bevute e quattro spritz, allora lasciamo perdere. Non faremo un'inaugurazione, ma saremo lì tutto il giorno a sistemare le nostre cose".

Prosegue Marconcini, che con gli altri fedelissimi di CasaPound ha invitato i loro simpatizzanti a non accorrere in massa: "A noi personalmente le minacce non interessano, sennò non saremmo neanche venuti a fare politica a Bologna. Il motivo per cui non abbiamo ancora detto il numero civico della sede, e non lo faremo neanche ora, è solo per tutelare la proprietaria dell'immobile e i nostri futuri vicini di casa". Il riferimento all'attentato incendiario del giugno 2009 nella sede di porta Castiglione.

Intanto, si moltiplicano le adesioni alla campagna "Fascisti su Marte" lanciata dal collettivo Bartleby, che protesta contro il trasloco di Casapound in via Guerrazzi. "E' evidente che non si tratta di una campagna fatta dai centri sociali", scrive il collettivo in una nota, ma "é tutto il tessuto metropolitano a muoversi".

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Nonostante l'inaugurazione sia stata annullata l'evento di Bartleby "Fascisti? Su Marte!" rimane valido, tutti quelli che vorranno partecipare potranno farlo nei luoghi e tempi sopra indicati.

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martedì 1 febbraio 2011

La bandiera della dignità (Rodotà) su La Repubblica

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da La Repubblica 
1 febbraio 2011

La bandiera della dignità

di Stefano Rodotà

L’ITALIA s’è desta? Le parole un po’ logore dell’Inno di Mameli sono forse quelle che meglio descrivono un panorama sociale che ha visto in queste ultime settimane appunto un risveglio civile.

Un risveglio persino inatteso, e che fa riemergere una idea e una pratica della politica che sembravano scomparse, sequestrate dall’intreccio perverso tra derive oligarchiche, uso privato del potere, perdita dell’etica pubblica, degrado del linguaggio, azzeramento della dimensione argomentativa.
E’ sempre opportuno non abbandonarsi ad entusiasmi frettolosi. Ma è altrettanto sbagliato non cogliere i segni del mutamento, sottovalutarli solo perché non stanno negli schemi canonici, e anzi se ne distaccano.

Nei mesi passati avevamo sofferto il silenzio della democrazia, emblematicamente testimoniato dalla chiusura del Parlamento, e l’assenza della politica come capacità di guardare a fondo nelle dinamiche reali. Ora quel silenzio è stato rotto, la voce è quella di persone che trasformano l’indignazione in richiesta perentoria di cambiamento, restituendo così alla politica quella presenza che sembrava scomparsa.
Elogio tardivo del movimentismo? Ricordiamo, allora, le parole che aprono Millennium People di James Ballard: “Una piccola rivoluzione stava avendo luogo, così modesta e beneducata che quasi nessuno l’aveva notata”.

Chi sottovaluta, o pensa solo di strumentalizzare, il variegato mondo di quelli che protestano, manifestano, si organizzano, non si rende conto che questa novità sociale interviene nel cuore di una crisi drammatica, ne denuncia la gravità foriera di grandissimi rischi, e indica pure una via d’uscita. Proprio la drammaticità della situazione che stiamo vivendo obbliga a cogliere la profondità di un malessere che non si vuole più sopportare.

Le persone rifiutano d’essere considerate solo “carne da sondaggio”, “consumate” da distruttive logiche di mercato, frammentate dall’abbandono d’ogni logica sociale. In un paese afflitto da egoismi e corporativismi, nessuno tra quelli che si uniscono per protestare sta rivendicando un interesse particolare. E’ una novità importante. Gli studenti, i professori, il mondo della cultura si sono fatti sentire perché non sia fatto tacere il sapere critico, per rivendicare la conoscenza come bene comune.
Gli operai hanno ridato forza alla parola “dignità”, la stessa che guida le donne, che sono poi quelle che hanno individuato con più nettezza l’effetto devastante di un uso del corpo femminile che segna il punto estremo del degrado culturale e porta con sé una devastante idea del potere.

E’ questa la ragione che spinge tanti uomini ad associarsi alle loro iniziative, nelle quali ricompaiono, inattese e benvenute, le ragazze, che tuttavia non si chiudono solo in questa “rivendicazione”, ma sono presenti ovunque.
Si ricostruiscono così legami sociali, ceti e generazionidiverse tornano a parlarsi, parole che sembravano perdute, come “solidarietà”, “interesse generale”, “bene comune”, “moralità” si ripresentanocome ineludibili punti di riferimento.

Siamo al di là della categoria dei “ceti medi riflessivi” con la quale Paul Ginsborg aveva correttamente analizzato un’altra fase del risveglio della società civile. Quel che sta avvenendo in questo momento, infatti, è proprio l’emergere di una diversa società civile, composita, con una crescente capacità di auto- organizzazione, con una marcata autonomia.

Novità che hanno le loro radici soprattutto nell’uso della Rete, dov’è tutto un ribollire di iniziative, di discussioni magari sgangherate ma vitalissime. E, muovendo dalle piazze virtuali, i cittadini tornano ad affollare le piazze reali.

Vi sarà qualcuno, nello stanco ceto politico, capace di misurarsi con questo magma ribollente, realizzandoquell’alleanza che tanto ha contato nelsuccesso di Obama?
Oggi, infatti, si fa più urgente il problema dell’“interlocutore politico” di questa nuova società. Un interlocutore che dev’essere attento e umile, nel senso del rispetto dovuto a chi sta mettendo in gioco se stesso e, giustamente, rifiuta mediazioni troppo interessate. L’esempio è venuto dal Presidente della Repubblica quando, ricevendo gli studenti, ha colto la novità dei tempi, la richiesta, insieme, di un rapporto con le istituzioni e di un loro rinnovamento.

Non è un caso che i diversi movimenti siano unificati da un riferimento convinto alla Costituzione. Un’altra rilevante novità, infatti, è rappresentata proprio dal fatto che la Costituzione sta di nuovo incontrando il suo popolo. Se si vuole costruire una vera agenda politica, è da questo dato fondativo che bisogna partire, che illumina le diverse, puntuali indicazioni che vengono dai diversi soggetti del movimento in corso e che compongono un quadro programmatico selettivo e convincente.

Così, e non con improbabili alchimie, si costruisce un vero consenso politico. E si può contrastare un vizio impunito nella politica italiana, che si manifesta ciclicamente, e che consiste nel tentativo di cogliere qualsiasi occasione per cercare di liberarsiproprio del “programma costituzionale”.

Ritaglio articolo
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lunedì 31 gennaio 2011

L'eco del silenzio su Radio Libriamoci Web: aggiornamento #rogodilibri - Diritti umani dei bambini e dei ragazzi con disabilità



L'eco del silenzio 
su Radio Libriamoci Web

trasmissione del 31 gennaio 2011


27 gennaio - Giorno della Memoria



"Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria. La peste si è spenta, ma l'infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. In questo libro se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l'indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l'abdicazione dell'intelletto e del senso morale davanti al principio d'autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un'idea". 


da "L'asimmetria e la vita" - Primo Levi
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"Quel che ora penso veramente è che il male non è mai 'radicale', ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso 'sfida' come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua 'banalità'. Solo il bene è profondo e può essere radicale".


da "La banalità del male" - Hannah Arendt (1906-1975)


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da Lipperatura blog di Loredana Lipperini un aggiornamento sulla questione dei libri messi al bando in Veneto
27 gennaio 2011


I LETTORI A PREGANZIOL E I RIPENSAMENTI DEGLI ASSESSORI

Due notizie. Due buone notizie, aggiungerei.

La prima viene, telefonicamente, da Preganziol. Davanti alla biblioteca comunale si sono radunate tantissime persone. Lettori e cittadini, studenti, i ragazzi di Libera di Don Ciotti, scrittori che hanno volantinato e letto brani. Si è parlato molto e con grande calore. Chi era presente posterà al proprio ritorno.
La seconda viene dal Veneto. Anzi: dalla regione Veneto. L’assessore all’Istruzione Donazzan dichiara che non spedirà nessuna lettera alle scuole. Questo il testo del comunicato:


“Non è più necessaria alcuna lettera, perché l’obiettivo e’ stato raggiunto: stigmatizzare le firme a favore di  Cesare Battisti”. Lo dichiara Elena Donazzan, assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro in merito alla lettera, che aveva dichiarato di voler inviare alle scuole del Veneto, in cui invitava a non adottare i libri di autori che avevano  firmato il manifesto pro Battisti.
“E siccome- aggiunge Donazzan-, non intendo dare ulteriore fiato ad una polemica creata a priori, ho inteso non inviare alcuna lettera a supporto del giudizio di condanna dato da tutte le Istituzioni italiane con in testa il Capo dello Stato, per chiudere  con il mio Presidente di Regione Luca Zaia, che hanno giustamente definito Battisti un delinquente”.
“L’intento- conclude l’assessore regionale- è stato raggiunto: isolare nei fatti e nei giudizi quanti, mi auguro improvvidamente, hanno inteso sostenere l’impunita’di Battisti”.


Isolare?
Battute molto facili a parte, due risultati importanti sono stati ottenuti, anzi tre:
- Nessuna lettera partirà, nessun preside del Veneto si sentirà invitato a togliere dalle biblioteche scolastiche e dalle letture degli studenti i testi incriminati. E, soprattutto, nessun gravissimo precedente di “indirizzo politico” su cosa leggere e cosa no, verrà aperto.
- Per quanto riguarda l’assessore alla Provincia Speranzon, l’invito ad eliminare i libri dalle biblioteche della Provincia si è trasformato in una mozione di minoranza al Comune di Venezia. Che resta un grave atto politico: ma non una violazione della Costituzione.
- La mobilitazione attorno a Preganziol ha impedito che si consumasse un sopruso doppio: nei confronti dei testi di uno scrittore, e soprattutto nei confronti di una donna coraggiosa. Peraltro, Il Gazzettino ha dovuto pubblicare una smentita all’articolo di ieri.


Ma.
La guardia resta alta. Difficile pensare che personaggi di questo genere, che sono stati costretti a tornare sui propri passi da lettori e cittadini, non meditino il rilancio. Magari contando sul fatto di poter agire nel silenzio, o al massimo in qualche accorto trafiletto in cronaca locale.
Dunque, occhi aperti.
E grazie. Di cuore.


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Rispettiamo i diritti umani
dei bambini e dei ragazzi con disabilità
 

26 gennaio 2011 - LEDHA scrive una lettera aperta al Ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini e al Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia Giuseppe Colosio.
Di seguito il testo della lettera
  (qui)



All'attenzione di
Maria Stella Gelmini
Ministro dell'Istruzione
Giuseppe Colosio
Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale Lombardia
c.c.
Membri dell'Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilità

Oggetto: Rispettiamo i diritti umani dei bambini e dei ragazzi con disabilità


Gentile signora Ministro ed egregio Signor Direttore, 

vi scriviamo questa lettera a pochi giorni dalla sentenza del Tribunale di Milano che ha stabilito "la natura discriminatoria della decisione delle amministrazioni scolastiche di ridurre le ore di sostegno scolastico per l'anno in corso rispetto a quelle fornite nell'anno scolastico precedente".
Si tratta, come certo vi è noto, della sentenza con il quale il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso dei genitori di 17 studenti milanesi che quest'anno hanno visto ridursi le ore degli insegnanti di sostegno assegnati alle classi frequentate dai loro figli con disabilità.
Non è certo la prima volta che il Ministero viene condannato per questo genere di situazioni. Da diversi anni i giudici dei Tribunali Amministrativi sono intervenuti ricordando che i diritti degli alunni con disabilità non possono essere in alcun modo limitati dai problemi di bilancio del Ministero.

In questo caso vi è però una importante novità. 

Per la prima volta in Italia, un Tribunale ha ritenuto che l'inadeguata ed insufficiente assegnazione delle ore di sostegno costituisca una discriminazione a danno degli alunni con disabilità e non solo una lesione del diritto allo studio e all'inclusione scolastica. Il riferimento è alla Legge 67 del 2006 che stabilisce le "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni" ma anche con un esplicito richiamo alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. 
Negare le risorse necessarie per garantire il diritto allo studio dei bambini e ragazzi con disabilità significa quindi non rispettare i loro diritti umani.

Per questo motivo ci sentiamo in dovere di segnalare la questione all'Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità affinché possa verificare che il Governo, il Ministero dell'Istruzione e gli Uffici Scolastici regionali mettano a disposizione della Scuola, di tutte le scuole d'Italia tutte le risorse necessarie per "promuovere, proteggere e garantire" ai bambini e ragazzi con disabilità il pieno ed eguale godimento del diritto allo studio, in condizione di eguaglianza con gli altri.

Chiediamo di sapere in che modo, già a partire da quest'anno, il Ministero intenda affrontare questi problemi: ad esempio nella sola Lombardia , solo per garantire un rapporto 1:2, in molte situazioni peraltro inadeguato, mancano più di 2000 cattedre di sostegno per fare fronte alle esigenze dei bambini con disabilità che frequentano le scuole lombarde.

Vorremmo essere certi che, alla partenza del prossimo anno scolastico, tutte le scuole abbiano le risorse e le competenze per poter veramente garantire il diritto all'istruzione delle persone con disabilità.

Ci auguriamo ed opereremo affinché la straordinaria trentennale esperienza inclusiva della Scuola italiana possa comparire nel prossimo rapporto alle Nazioni Unite sullo stato dei diritti dei bambini e delle persone con disabilità in Italia, ancora come punto di riferimento mondiale.


Distinti saluti
Fulvio Santagostini
Presidente LEDHA
.
giovedì 27 gennaio 2011

Giornata Della Memoria


Non mi avevano detto
di tutto questo filo spinato;
ed ora che sono qui
guardo al cielo
ed alla sua fortuna
d'esser così lontano
da non venirne graffiato


Adelaide Spallino


Per il giorno della memoria, e per tutti gli altri della dimenticanza...



.
Un grazie ad Adelaide per avermi permesso di pubblicare questo bellissimo testo.

Lucia
.
mercoledì 26 gennaio 2011

Scrittori contro il #rogodilibri

.
da Carmilla (www.carmillaonline.com)
25 gennaio 2011

SCRITTORI CONTRO IL #ROGODILIBRI

[Il testo che segue è stato redatto da una sorta di "coordinamento" formato da scrittori, critici, blogger, pubblicisti, redazioni di riviste letterarie (on-line e cartacee). Hanno contribuito autori che figurano nella "lista nera" veneta e autori che non vi figurano ma sono solidali coi "proscritti". E' un documento liberamente appropriabile e sottoscrivibile da chiunque. Se sei uno scrittore (o qualcosa di simile) e sei contro il rogo, allora sei con gli Scrittori contro il rogo.
Uno scrittore-delegato ha letto in anteprima il testo in quel di Padova il 25 gennaio 2010, all'assemblea cittadina organizzata presso la facoltà di Scienze Politiche, in vista dello sciopero nazionale dei metalmeccanici. Copie del testo appariranno giovedì 27 alle h. 17 di fronte alla biblioteca comunale di Preganziol (TV). 
A Preganziol, da diversi giorni (-> dopo  un servizio del TG3 nazionale) l'amministrazione comunale leghista si sta -> difendendo dall'accusa di aver fatto "sparire" dalla biblioteca i libri di Roberto Saviano. Il noto autore campano sarebbe inviso ai ragazzuoli in camicia bru verde a causa del suo monologo televisivo sulla Lega Nord che "interloquisce" con la 'ndrangheta. Alcuni cittadini hanno organizzato una manifestazione nel giorno e all'ora di cui sopra, e diversi scrittori - "proscritti" e non - convergeranno su Preganziol per dire la loro.
Questa è una storia "laterale" ma significativa, sintomatica. E' venuta alla luce grazie alla campagna contro le liste di proscrizione della destra veneta. Smuovendo il terreno, si sono trovati cocci di vecchie anfore, che un tempo contenevano pudore e ritegno. Pudore e ritegno che ti facevano pensare due volte, prima di proporre bestialità anti-costituzionali come l'epurazione - ufficiale o "ufficiosa" - delle biblioteche.
La vicenda di Preganziol non ha a che fare direttamente con il caso Battisti: diverso il pretesto, diverso l'autore colpito, diversa la forza politica implicata. Ma l'humus è lo stesso. Il contesto è lo stesso. La logica è la stessa.]


L'iniziativa presa da diversi esponenti politici del Veneto – dall'assessore provinciale veneziano Speranzon all'assessore regionale all'istruzione Donazzan, passando per i pronunciamenti di diversi esponenti politici di minore o maggiore peso politico – è di una gravità senza precedenti.


Prendendo a pretesto la sottoscrizione di un appello nel quale si chiedeva al governo francese di non revocare il diritto d'asilo a Cesare Battisti, la classe dirigente veneta, legittimata dal “liberale” Luca Zaia, ha chiesto prima la rimozione dalle biblioteche pubbliche, e poi dalle scuole pubbliche di TUTTI i libri degli autori firmatari dell'appello, da Massimo Carlotto a Tiziano Scarpa, passando per Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari, Wu Ming, e molti altri che non sono finiti nella lista nera solo perché non hanno aggiunto “scrittore” al proprio nome e cognome.


La proclamata volontà, da parte di questi nuovi inquisitori, di reagire contro la decisione del governo brasiliano è pura ipocrisia: la regione Veneto è diventata, proprio negli anni del “caso Battisti”, un importante partner economico del Brasile. Mentre i politici di destra reclamavano a gran voce il boicottaggio delle relazioni Italia-Brasile, la regione Veneto spendeva 185.000 euro per inviare una delegazione al 22° Festival del Turismo di Gramado, che si è tenuto dal 18 al 21 novembre 2010. In realtà Battisti non è l'unico, né il principale, latitante italiano che il Brasile non estrada (e lo stesso varrebbe per molti latitanti brasiliani rifugiatisi in Italia): è solo l'uomo giusto capitato nel posto giusto al momento giusto, quando cioè serviva un'arma di distrazione di massa per riempire le pagine dei giornali e togliere spazio a ben altre informazioni.


Ma sarebbe sbagliato fermarsi qui. Come è emerso grazie all'immediata campagna di informazione promossa da decine di scrittori, senza distinzione tra firmatari dell'appello e non, è da tempo in atto una censura di fatto nelle biblioteche venete, che riguarda autori come Marco Paolini o Roberto Saviano, colpevoli non di aver firmato questo o quell'appello, ma di aver raccontato verità scomode sul Veneto, sulla forza politica che lo governa, e sulle relazioni pericolose tra esponenti leghisti e 'ndrangheta calabrese in Lombardia. La stessa colpa è l'elemento reale che accomuna, al di là dei pretesti ideologici, gli scrittori messi all'indice: raccontare la realtà in un momento in cui chi avrebbe il dovere di farlo trova economicamente e politicamente più comodo spargere la melassa del gossip, della disinformazione, della produzione televisiva di risse a mezzo risse. Opponiamo la narrazione della realtà ai reality show: ecco il nostro crimine.


È questa la ragione per cui si mettono in atto comportamenti illegittimi – vedi la pretesa dell'assessore Donazzan di inviare un atto di indirizzo politico alle scuole; o addirittura illegali – vedi l'invito a commettere il reato di peculato per distrazione di bene pubblico, in cui incorre chi sottrae un bene pubblico, cioè in libro in una biblioteca acquistato con i pubblici denari. Che questo avvenga ad opera di persone che rivestono cariche pubbliche potrebbe forse sorprendere: ma non sorprende di certo noi.
Chi sono, infatti, i personaggi di cui stiamo parlando? 
Sono ex-fascisti, o post-fascisti, che non si sono fatti scrupolo di solidarizzare con i Serenissimi che assaltarono, con l'ausilio di un Tank blindato, il Campanile di S. Marco (Speranzon); che hanno rifiutato il consenso a un documento votato dall'intero consiglio regionale veneto (maggioranza e opposizioni) perché conteneva il richiamo a valori quali “antifascismo” e “resistenza” (Donazzan); che non si vergognano di presenziare a raduni fascisti in onore della X Mas, o di intimare all'attore ebreo Moni Ovadia, di non avere titolo per parlare di cristianesimo in una trasmissione televisiva (Donazzan). In tutta evidenza, il fascismo questi signori e signore non l'hanno “alle spalle” ma sulle spalle.
Se poi andiamo al tono delle dichiarazioni – quella di Gianantonio Da Re, segretario provinciale della Lega di Treviso, che ha invitato a dare Gomorra in pasto ai roditori di cui sembra abbondino le cantine trevigiane, e dei quali il Da Re dev'essere esperto; o quella dell'ineffabile Speranzon, che dichiara di essersi ripromesso di leggere Gomorra, cosa che potrebbe venire utile a chi volesse fare l'assessore alla cultura; per non parlare delle dichiarazioni sul relativismo e il nichilismo del cattolicissimo assessore Donazzan:



«perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Questi sono i principi comportamentali di chi vive in Italia, derivano da un approccio culturale alla religione cattolica, non derivano da altre religioni...»


Se prestiamo attenzione a questi linguaggi, e ai cervelli che li governano – perché la lingua batte se la mente vuole – capiamo anche di quale fascismo stiamo parlando: fascisti si, ma “Fascisti su Marte”.
O forse è Marte ad essere arrivato se non sulla Terra, in Italia, o quantomeno in Veneto? Come scriveva il 22 gennaio scorso sul “Corriere del Veneto” Umberto Curi, un assessore



«non è, non deve essere, più un esponente di una parte politica, libero di perseguire i propri obbiettivi più o meno nobili e di coltivare le proprie antipatie. [...] Compito di chi eserciti il referato all’istruzione è quello di operare perché cultura, aggiornamento, istruzione, formazione, si diffondano quanto più ampiamente possibile. Mentre a lei non compete affatto stabilire quali letture debbano essere fatte e quali evitate, quali libri debbano essere letti e quali invece cancellati o proibiti. Non si tratta di una sottigliezza, ma dell’interpretazione corretta di un ruolo in se stesso molto delicato, per il quale non sono possibili sbandamenti, come quello di cui ora si discute».


Sarebbe infatti molto grave che chi esercita il potere politico detenesse il potere di discriminare le idee politiche a seconda della vicinanza o lontananza col sentire del potere; sarebbe molto grave anche se non stessimo parlando di una persona che definisce i combattenti di Salò “la mia parte politica”.
Sarebbe molto grave se la semplice manifestazione di un'idea potesse sovradeterminare l'intera persona dell'autore, la sua storia, la sua produzione intellettuale, la sua figura pubblica; lo sanno, questi signori Speranzon e Donazzan, che l'autore dei Demoni e dei Fratelli Karamazov era stato militante di un gruppo terroristico? Vogliamo dunque bandire Dostoevskij dalle biblioteche come “cattivo maestro”?
Sarebbe molto grave se questo potere venisse esercitato per operare un controllo preventivo sulle idee, facendo intendere che una presa di posizione oggi potrà essere usata domani contro l'autore, a seconda delle mutate condizioni politiche.
Sarebbe molto grave se la circolazione delle idee che viene garantita e resa pubblica dall'esistenza di scuole e biblioteche divenisse una funzione disciplinata dal potere; se persino le adozioni scolastiche dovessero diventare qualcosa di cui rendere conto al potere; se quel “se ne assumeranno la responsabilità” pronunciato dall'assessore Speranzon contro gli eventuali obiettori al suo diktat censorio diventasse la regola in base alla quale si regolamenta il diritto al lavoro nelle istituzioni pubbliche; se insegnanti, bibliotecari, e – perché no? – librai venissero assunti o licenziati in base alla propria capacità di assoggettarsi alla disciplina imposta.


Sarebbe molto grave persino se avvenisse su Marte.


Ma qui, in Italia, in Veneto, non sta forse già succedendo? Con la riforma dell'Università, le Regioni entreranno all'interno delle Fondazioni e dei Consigli di Amministrazione delle Università; e capiterà che un assessore abbia potere decisionale non solo sull'assegnazione dei fondi all'istruzione, ma anche sulla gestione dei fondi assegnati; persino un assessore come Elena Donazzan, che crede – e lo dice in pubblico – che antifascismo e resistenza non siano valori costituzionali perché non ha trovato nella Costituzione queste due parole, potrà con il suo voto decidere i destini della formazione universitaria. 
Non sta forse già succedendo che i diritti dei lavoratori siano seriamente minacciati da una serie di norme – dal Collegato Sacconi sul Lavoro al Contratto Mirafiori, passando per i nuovi regolamenti, come il cosiddetto decreto Brunetta, che limitano i diritti dei dipendenti pubblici? Che la vita stessa dei lavoratori sia sempre più precaria e insicura, che il lavoro sia sempre più nocivo, sia sempre più strumento di asservimento e sempre meno finalizzato alla realizzazione della persona umana? Come la vita e il lavoro, anche la cultura è sempre più in pericolo, sempre più esposta al controllo disciplinare, alla nocività, alla precarietà. Il solo raccontare la realtà – lo abbiamo già detto, lo ripetiamo – è un atto di insubordinazione contro il potere disciplinare: è quello che noi scrittori abbiamo sempre fatto, che continuiamo a fare, che promettiamo di non smettere di fare. Agli studenti, precari, operai, intermittenti e insubordinati che in questi giorni preparano le prossime lotte chiediamo di combattere la nostra battaglia, così come noi combattiamo la loro.
Ai tanti colleghi della scrittura, della musica, delle arti, della cultura e della conoscenza, che per la posizione di privilegio che credono di avere acquisito, per pigrizia, per ignavia, o anche per supponenza o viltà ancora non hanno fatto sentire la propria voce diciamo di alzare il culo, adesso: se non ora, quando?


Scrittori contro il rogo, Italia, 25 gennaio 2011

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martedì 25 gennaio 2011

Le persone libro di Donne di carta a Venezia contro il #rogodilibri

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Notizia degna di nota, quindi vi pregherei di prestarle attenzione:

Il 12 febbraio le persone libro* di Donne di carta saranno a Venezia e nel Veneto orientale per dire a voce alta e a memoria pagine dei libri che la stupidità ha tolto o vorrebbe togliere dagli scaffali delle biblioteche.

Una protesta in nome di chi legge per ribadire che i libri appartengono ai lettori e che come recita la nostra Carta dei Diritti della Lettura**: leggere è un diritto della Persona senza alcuna discriminazione
Sarà una trasferta faticosa, chiunque possa sostenere l'Associazione, magari tesserandosi, lo faccia: è un gesto concreto di partecipazione. 


E se non avete firmato la Petizione sul web fatelo!


Il 12 questa Carta sarà un libro, con Prefazione di Michela Murgia e Postfazione di Loredana Lipperini, due splendide scrittrici,  che diffonderemo proprio a partire dal Veneto.
Grazie a tutti.


http://www.donnedicarta.org/index.php?option=com_content&view=article&id=14:noi-siamo-solidali&catid=2:notizie

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*Persone libro: L'Associazione è portavoce in Italia del Proyecto Fahrenheit 451 (las personas-libro) di Madrid, fondato da Antonio Rodriguez Menendez, attraverso la cellula italiana delle "persone-libro".

Un modo semplice di dare voce ai libri, la nostra voce di lettori e di lettrici comuni, che imparano a memoria brani, capitoli, frasi per portarli in giro, per dirli a voce alta.


Un viaggio iniziato il 14 giugno 2009 che prosegue... Secondo la filosofia, semplice, del dono. E che ci porta ovunque: nelle piazze, nelle pizzerie, nelle sartorie, nelle biblioteche, ma anche... nelle case in cambio di un bicchiere di vino. GALLERIA

**Petizione: Carta dei diritti della LetturaFossi in voi investirei qualche minuto per leggerla e firmarla.


_____________________________________________________

Ora qualche informazione pratica per chi vorrà esserci in prima persona, sempre dal sito di Donne di Carta.


Vergogna a chi al riparo delle ISTITUZIONI dice che "sconsigliare i libri è una bella cosa" e mette all'Indice i libri di Saviano, di Pennac, di Lipperini, di Carlotto, di Grimaldi, di Scarpa e di tanti altri Autori, "rei" di essere stati nel 2004 "pro-Battisti".
La Regione Veneto, nel silenzio generale, sta togliendo questi libri dagli scaffali delle Biblioteche e delle scuole.



Le persone libro di Donne di carta dicono NO

Partiamo da Arezzo, Bari, Roma, Firenze e Pisa per andare il 12 febbraio in Veneto a dire a voce alta le pagine messe al rogo e gli Articoli della Carta dei Diritti della Lettura perché nessuno deve scegliere cosa vogliamo leggere.

Mai come oggi essere una "persona libro" acquista il senso profondo di una dimostrazione di libertà. Possono eliminare i libri ma non la memoria e le voci delle persone. Venite con noi.

Chi in Veneto costruisce il disaccordo, ci accolga: biblioteche, scuole, piazze. Andremo ovunque. E' tempo di tesserarsi a Donne di carta per aiutarci a sostenere quest'impresa. Un modo concreto di partecipare. Grazie.

scrivere a: segreteria@donnedicarta.org


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lunedì 24 gennaio 2011

L'amministrazione di Preganziol contro ladri ignoti


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Leggo da Lipperatura e riporto immediatamente, manteniamoci attenti.

PER EMME, E PER TUTTI NOI
24 gennaio 2011
Questa dunque la versione dell’amministrazione di Preganziol, che trovate sulla Tribuna di Treviso. La copia di “Gomorra” sarebbe stata “rubata” dalla bibliotecaria. Qui il video.
I fatti.
Questa mattina viene fatta una conferenza stampa. “Emme” non ne  sa nulla. Ma in biblioteca ricompaiono di colpo due dei libri di Saviano che erano stati tolti dagli scaffali, l’audiolibro di “Gomorra” e l’intervista. Manca la copia cartacea di “Gomorra”. Come leggerete, gli amministratori gettano le colpe proprio su Emme, minacciando denunce.
Vediamo i fatti. Quando viene ordinato di eliminare i libri di Saviano perché non graditi al sindaco, la copia di “Gomorra” era in prestito. Al ritorno, Emme la mette al sicuro e la riporta  in biblioteca il 16 dicembre, “per poi controllare ogni giorno fino al 23 che fosse ancora lì, con mio grande sollievo”.
Quando torna dalle ferie, il 7 gennaio, “la prima cosa che ho fatto è stata naturalmente controllare la presenza del libro, non c’era, ho guardato se era in prestito e non c’era. Né peraltro c’erano gli altri due”.
Il coraggio di Emme rischia dunque di ritorcersi contro di lei: non con una semplice sanzione per aver fatto entrare i giornalisti del Tg3 o aver parlato in questo blog. Viene addirittura accusata di furto.
Questo è un appello. Fate circolare questa notizia. E, soprattutto, andate a Preganziol, giovedì 27 gennaio alle ore 17: l’iniziativa è nata da un blogger e la trovate qui. Se siete veneti, siate presenti. Comunque, inviate mail e commenti alla Tribuna di Treviso. Siateci, in qualunque modo.




Vi pregherei di leggere e diffondere.
Qui per chi non lo ricordasse o sapesse l'inizio della vicenda.
Grazie a tutti.

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