martedì 12 gennaio 2010

Learning from Europe - Imparando dall'Europa


"L’Europa è molto spesso presa a  esempio e monito, a dimostrazione che cercare di rendere meno crudele l’economia e prendersi cura dei cittadini quando sono colpiti dalla sventura puoi significare arrestare il progresso economico. Di fatto, l’esperienza europea ci insegna esattamente il contrario: la giustizia sociale e il progresso possono procedere di pari passo."
Se a dirlo è un premio Nobel per l'economia e dalle colonne del The New York Times speriamo che sia vero e che anche noi del vecchio continente e i nostri vari e variegati politici lo si tenga sempre ben presente.

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L'Europa non è poi così male

pubblicato il 12 gennatio 2010  |   The New York Times

Frankcoforte, simbolo del capitalismo all'europea (Wolfgang Staudt)
Frankcoforte, simbolo del capitalismo all'europea (Wolfgang Staudt)


Mentre gli oppositori della riforma sanitaria accusano Barack Obama di voler imporre la socialdemocrazia a Washington, il premio Nobel per l'economia Paul Krugman difende il modello europeo tanto odiato dai conservatori statunitensi.
Ora che la riforma dell’assistenza sanitaria si avvicina al traguardo, tra i conservatori è pianto e stridor di denti. Perfino i più moderati hanno messo in guardia che la “cura Obama” trasformerà l’America in una socialdemocrazia  come quelle europee. E tutti sanno che l’Europa ha perso  da tempo il suo dinamismo economico.
Strano a dirsi, però, ciò che tutti sanno non è affatto vero. L’Europa ha i suoi problemi economici, certo, e chi non ne ha, del resto? Ma ciò che si sente dire  incessantemente dell’Europa - della sua economia stagnante in cui alte tasse e generosi benefit sociali hanno compromesso gli stimoli e paralizzato la crescita e l’innovazione - ha ben poco in comune con la realtà, indiscutibilmente e sorprendentemente positiva. La lezione europea è esattamente il contrario di ciò che i conservatori credono: l’Europa è un successo economico, e quel successo dimostra che la socialdemocrazia funziona.
A dirla tutta, il successo economico europeo dovrebbe essere ovvio ed evidente, anche senza ricorrere alle statistiche. Mi rivolgo agli americani che hanno visitato Parigi: vi è parsa forse una città povera e arretrata? E che dire di Francoforte o Londra? Bisogna sempre ricordare che quando si deve scegliere se dar retta alle statistiche economiche ufficiali o ai propri ingannevoli occhi, sono questi ultimi a spuntarla.
Una crescita differente
In ogni caso, le statistiche non possono che confermare l'osservazione. È vero che l’economia statunitense è cresciuta più rapidamente di quella europea nella generazione passata. Dal 1980 – quando la nostra politica ha svoltato bruscamente verso destra, diversamente dall’Europa – il prodotto interno lordo reale americano è cresciuto, mediamente, del 3 per cento annuo. Nel frattempo l’Ue-15 – il blocco di 15 paesi che appartenevano all’Unione Europea prima del suo allargamento – è cresciuto soltanto del 2,2 per cento annuo. L’America ha vinto!

O forse no: questo dato infatti significa soltanto che noi abbiamo avuto una più rapida crescita della popolazione. Dal 1980 il prodotto interno lordo pro-capite reale – ciò che più conta davvero, in funzione degli standard di vita – è salito più o meno della stessa percentuale sia in America sia nell’Ue-15, del 1,95 per cento qui, dell’1,83 per cento in Europa. E che dire della tecnologia? Alla fine degli anni novanta si poteva sostenere che la rivoluzione nelle tecnologie informatiche avesse solo sfiorato l’Europa. E invece l’Europa ha recuperato, e su più fronti. La banda larga, in particolare, è diffusa tanto in Europa quanto negli Stati Uniti, con la sola differenza che in Europa è molto più veloce e a buon mercato.
L’occupazione? In questo settore l’America ha performance indubbiamente migliori. I tassi di disoccupazione in Europa sono di solito molto più alti di quelli americani, e la percentuale della popolazione occupata è inferiore. Detto ciò, se avete in mente milioni di adulti in età da lavoro che se ne stanno con le mani in mano e vivono di sussidi, fareste bene a cambiare idea: nel 2008 nell’Ue-15 c’era un’occupazione dell’80 per cento degli adulti di età compresa tra 25 e 54 anni (l’83 per cento in Francia). La percentuale è più o meno la stessa negli Stati Uniti. Gli europei sono solo meno propensi a lavorare quando sono molto giovani o molto anziani. Ma siamo così sicuri che sia proprio un’ idea malvagia? Oltretutto, gli europei sono alquanto produttivi: lavorano un numero inferiore di ore, ma in Francia e in Germania il loro indice di produttività è vicino ai livelli statunitensi.
Avversione ideologica
Non che l’Europa sia un’utopia. Come gli Stati Uniti, anch'essa sta avendo problemi a uscire dall’attuale crisi finanziaria. Come quelle statunitensi, anche le grandi nazioni europee devono far fronte a gravi problemi fiscali che perdurano da tempo e come i singoli stati degli Stati Uniti anche alcuni paesi europei vacillano sull’orlo della crisi fiscale (la California è oggi la Grecia americana, in senso negativo naturalmente). Se però consideriamo le cose da una prospettiva a lungo tempo, l’economia europea funziona e cresce tutto sommato come la nostra.
Allora perché tanti sapientoni hanno un’immagine così diversa dell’Europa? Perché secondo il dogma economico prevalente in questo paese la socialdemocrazia di stampo europeo dovrebbe essere un disastro completo. E la gente tende a vedere soltanto ciò che vuole vedere. Dopo tutto, se i rapporti sul crollo economico europeo sono enormemente esagerati, i rapporti sulle sue alte tasse e i suoi generosi benefit non lo sono affatto. Le tasse nelle più importanti nazioni europee vanno dal 36 al 44 per cento del pil, rispetto al 28 degli Stati Uniti, ma l’assistenza sanitaria universale è appunto universale e la spesa sociale è decisamente superiore a quanto sia qui in America.
L’Europa è molto spesso presa a  esempio e monito, a dimostrazione che cercare di rendere meno crudele l’economia e prendersi cura dei cittadini quando sono colpiti dalla sventura puoi significare arrestare il progresso economico. Di fatto, l’esperienza europea ci insegna esattamente il contrario: la giustizia sociale e il progresso possono procedere di pari passo. (ab) 
Paul Krugman
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Inserisco di seguito l'articolo originale.
(link)
Op-Ed Columnist
Learning From Europe



Published: January 10, 2010

As health care reform nears the finish line, there is much wailing and rending of garments among conservatives. And I’m not just talking about the tea partiers. Even calmer conservatives have been issuing dire warnings that Obamacare will turn America into a European-style social democracy. And everyone knows that Europe has lost all its economic dynamism.
Strange to say, however, what everyone knows isn’t true. Europe has its economic troubles; who doesn’t? But the story you hear all the time — of a stagnant economy in which high taxes and generous social benefits have undermined incentives, stalling growth and innovation — bears little resemblance to the surprisingly positive facts. The real lesson from Europe is actually the opposite of what conservatives claim: Europe is an economic success, and that success shows that social democracy works.
Actually, Europe’s economic success should be obvious even without statistics. For those Americans who have visited Paris: did it look poor and backward? What about Frankfurt or London? You should always bear in mind that when the question is which to believe — official economic statistics or your own lying eyes — the eyes have it.
In any case, the statistics confirm what the eyes see.
It’s true that the U.S. economy has grown faster than that of Europe for the past generation. Since 1980 — when our politics took a sharp turn to the right, while Europe’s didn’t — America’s real G.D.P. has grown, on average, 3 percent per year. Meanwhile, the E.U. 15 — the bloc of 15 countries that were members of the European Union before it was enlarged to include a number of former Communist nations — has grown only 2.2 percent a year. America rules!
Or maybe not. All this really says is that we’ve had faster population growth. Since 1980, per capita real G.D.P. — which is what matters for living standards — has risen at about the same rate in America and in the E.U. 15: 1.95 percent a year here; 1.83 percent there.
What about technology? In the late 1990s you could argue that the revolution in information technology was passing Europe by. But Europe has since caught up in many ways. Broadband, in particular, is just about as widespread in Europe as it is in the United States, and it’s much faster and cheaper.
And what about jobs? Here America arguably does better: European unemployment rates are usually substantially higher than the rate here, and the employed fraction of the population lower. But if your vision is of millions of prime-working-age adults sitting idle, living on the dole, think again. In 2008, 80 percent of adults aged 25 to 54 in the E.U. 15 were employed (and 83 percent in France). That’s about the same as in the United States. Europeans are less likely than we are to work when young or old, but is that entirely a bad thing?
And Europeans are quite productive, too: they work fewer hours, but output per hour in France and Germany is close to U.S. levels.
The point isn’t that Europe is utopia. Like the United States, it’s having trouble grappling with the current financial crisis. Like the United States, Europe’s big nations face serious long-run fiscal issues — and like some individual U.S. states, some European countries are teetering on the edge of fiscal crisis. (Sacramento is now the Athens of America — in a bad way.) But taking the longer view, the European economy works; it grows; it’s as dynamic, all in all, as our own.
So why do we get such a different picture from many pundits? Because according to the prevailing economic dogma in this country — and I’m talking here about many Democrats as well as essentially all Republicans — European-style social democracy should be an utter disaster. And people tend to see what they want to see.
After all, while reports of Europe’s economic demise are greatly exaggerated, reports of its high taxes and generous benefits aren’t. Taxes in major European nations range from 36 to 44 percent of G.D.P., compared with 28 in the United States. Universal health care is, well, universal. Social expenditure is vastly higher than it is here.
So if there were anything to the economic assumptions that dominate U.S. public discussion — above all, the belief that even modestly higher taxes on the rich and benefits for the less well off would drastically undermine incentives to work, invest and innovate — Europe would be the stagnant, decaying economy of legend. But it isn’t.
Europe is often held up as a cautionary tale, a demonstration that if you try to make the economy less brutal, to take better care of your fellow citizens when they’re down on their luck, you end up killing economic progress. But what European experience actually demonstrates is the opposite: social justice and progress can go hand in hand.


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