sabato 9 gennaio 2010

Migranti


Forse è il caso a fronte di quello che sta accadendo in questi giorni di aprire, anzi spalancare gli occhi.




da Piovono rane - Blog di Alessandro Gilioli
su L'espresso (link)
9 gennaio 2010

Ricordarseli. Sempre. Uno per uno
E’ la terza volta che posto questo video, in cui alcuni alti esponenti dei partiti di governo (uno dei quali nel frattempo è finito al gabbio) spiegavano la politica che ha portato, tra l’altro, ai recenti incidenti di Rosarno e la caccia all’africano
di questi giorni. No, così, perché resti a memoria di quel che abbiamo al governo in Italia, nel terzo millennio.

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Avete presente il C.P.T. di cui parla il ministro Maroni nel video?
"Lo teniamo nel CPT non per due mesi, ma fino a 18 mesi e vediamo chi resite di più!" (cit.)
Da allora hanno cambiato nome non sono più C.P.T. (Centri di Permanenza Temporanea), ma CIE (Centri di identificazione ed espulsione) carceri "non-carceri" per "non detenuti", luoghi per "ospiti" che si vedono negata durante il loro soggiorno non solo la libertà, ma anche il diritto alla difesa legale. (Cosa sono i C.P.T.)

Cambiano i nomi e cambia il tipo di ospiti, ma ci sono alcuni aspetti che ce li rendono familiari, si può morire in carcere (di carcere) anche in un non-carcere, ma è meno scomodo perché quando accade non si vanno ad ingrossare le statistiche nazionali che già di loro sono sufficientemente drammatiche.



31 ott 2009 - In sciopero della fame da 50 giorni contro condizioni in Cie Gradisca (link)
10 nov 2009 - Lazio, Garante detenuti: Cie di Ponte Galeria inadeguato per l'inverno (link)
18 nov 2009 - Firenze, minore straniero non accompagnato muore suicida in carcere (link)
5 dic 2009 - Cie Ponte Galeria/Roma: un lager con due terzi tossicodipendenti (link)
8 dic 2009 -  Centri immigrati clandestini. A Ponte Galeria non c'e' riscaldamento (link) (link)
14 dic 2009 -  Muore di freddo dopo detenzione in Cie (link)
"Muhammad Ali' Muzzafar, detto Sher Kan, leader dei pakistani e dell'occupazione dell'ex Pantanella, uscito dal Cie di Ponte Galeria dove si trovava per il mancato rinnovo del permesso di soggiorno e morto per il freddo in piazza Vittorio il 9 dicembre"
24 dicembre 2009 - Atti di autolesionismo nel Cie per non essere espulsi
(link)
26 dicembre 2009 - Natale 2009 nel Cie, brasiliano si toglie la vita (link)

dopo due morti e ripetuti avvisi...


30 dicembre 2009 - Condizioni terribili in Cie e carceri, interrogazione Pd a Berlusconi (link)



Chi ci perde sono loro, i migranti, le persone in fuga a volte (non sempre) dalla legge, ma soprattutto noi italiani canonici che continuiamo ad essere oggetto con la nostra non-civiltà dei rapporti delle organizzazioni umanitarie.
Ecco l'ultimo in ordine di tempo che ho avuto il dispiacere di leggere s'intitola Slow Movement: Protection of Migrants Rights in 2009 ed è stato redatto dall'organizzazione “Human Right Watch”(link.org).

paragrafi del medesimo
 In 2009, Human Rights Watch researchers documented how stringent entry and return policies in several countries led to brutal treatment, detention, and even death of migrants. For example, Italy returned African migrants traveling by boat to Libya where they are often subjected to physical abuse and detention in unsanitary conditions. Countries such as Malaysia and Greece often failed to screen migrants adequately for asylum-seekers. Unaccompanied children in France were treated more like criminals than children and detained or returned to unsafe conditions.


 In general, the fear and xenophobia that a country's government and population harbor against migrants can lead them to implement harsh laws, policies, and practices that violate migrants' rights. Italy and Malaysia have allowed vigilante-style monitoring of undocumented migrants by specially formed civilian groups.

 Discriminatory Treatment of Migrants

  Italy
Government policies and legislation have exacerbated a general climate of racism and xenophobia. Law 94 of July 2009 made undocumented entry and stay in Italy a criminal offense punishable by a fine of up to 10,000 euros. All public officials are required to report criminal conduct, leading to concerns officials may report undocumented migrants who seek medical attention or other services they are entitled to receive under Italian law irrespective of their status. Legislation adopted in 2008 had already made undocumented migrants liable to up to one-third longer prison sentences if convicted of a crime.

Hostility against migrants, in particular Romanians, and Roma has been sparked in part by several high profile crimes allegedly attributed to foreigners or Roma. The response has been a wave of attacks targeting those communities. Recent incidents have included the beating and lighting on fire of an Indian immigrant (February 2009), and an attack by a large group of club-wielding men on four Romanians, two of whom required hospitalization (February 2009). Rather than discourage vigilante action, the Government of Prime Minister Berlusconi has officially sanctioned vigilante groups, first through an emergency decree, and then through Law 94 of July 2009 (the so-called "Security Package.") The law created a national framework for "citizen's groups," and regulations adopted in August 2009 provide general guidelines with respect to membership. Although requests for authorization to create such groups have been few so far, the government's move, given the climate of hostility, creates a real of risk of what would be state-sanctioned violence against migrants and Roma.
Human Rights Watch recommends that the Italian government:
  • Repeal the provision in Law 94 of 2009 criminalizing irregular entry and stay in Italy and the provision authorizing citizens' groups.
  • Ensure that attacks by on migrants, Roma and other ethnic minorities are promptly investigated by the police and those responsible are brought to justice.
  • Condemn forcefully and consistently all racist and xenophobic statements, especially by public and elected officials, and make clear that racist discourse has no place in Italian society. 

 Treatment of Migrants Crossing Borders

  Italy and Libya
On May 6, 2009, Italy began unilaterally interdicting boat migrants on the high seas and returning them summarily to Libya. No screening was conducted to identify refugees, the sick or injured, pregnant women, unaccompanied children, victims of trafficking, or victims of violence against women. In one of the subsequent boat interdictions, on July 1, 2009, Human Rights Watch received credible reports that Italian officials used undue force, as well as confiscating, and not returning, the personal property of migrants, including money, mobile phones, passports, and refugee certificates. Human Rights Watch learned from another source that Italian personnel used electric-shock batons and clubs that day to force migrants off the boat, and that some of the passengers had to have lacerations on their heads stitched even before leaving the Italian vessel.
All interdicted boat migrants are detained upon arrival in Libya. Human Rights Watch research documented how migrants detained in Libya reported overcrowded and unsanitary conditions and brutal treatment.[16] They said that they lived in fear of being robbed, beaten, and extorted not only by common criminals, but also by the police in Libya, and fear of being returned to their home countries or dumped in the desert.
Human Rights Watch recommends that the Libyan government:
  • Improve the deplorable conditions of detention in Libya, establish asylum procedures in conformity with international refugee standards, and prosecute officials responsible for abusing migrants in and out of detention.
Human Rights Watch recommends that EU institutions and member states:
  • Stop Italy from forcibly returning migrants to Libya where they are routinely subjected to inhuman and degrading treatment and where potential refugees are not effectively and ensure that the EU external border control agency, Frontex, is not involved in activities that result in refoulement.



Un immigrato, in un centro di accoglienza in Italia

REUTERS | 07/01/2010

Un immigrato paperless in un centro di accoglienza di Lampedusa, 2003.

venerdì 8 gennaio 2010

Fortuna che dalla Spagna ci informano!


Continuano le manifestazioni e gli scioperi da parte degli immigrati che chiedono un trattamento equo e il rispetto delle leggi sul rilascio del permesso di soggiorno, che attualmente invece di avvenire nei 20 giorni previsti dalla legge si protrae a date indefinite, che vanno dagli otto ai quindici mesi, limitando la libertà di: movimento dentro e fuori i confini italiani e accesso, a tutta quella serie di servizi, che la legislatura italiana prevede e garantisce ai possessori del medesimo.
Il 13 dicembre Gaoussou Ouattara' ha iniziato insieme a 300 immigrati lo sciopero della fame e tuttora sta continuando a portarlo avanti, mentre manifestazioni di piazza come quella del 1 gennaio  a Roma in Piazza della Repubblica esprimono loro solidarietà e appoggio cercando di portare all'attenzione di tutti la necessità del rispetto delle leggi sul permesso di soggiorno.
Il racconto di queste proteste ha trovato spazio ieri ne “El Paìs” e nel “Internazionale” con una breve sintesi del medesimo articolo.


da StranieriInItalia.it (link)

Permessi di soggiorno, continua lo sciopero della fame
La protesta di centinaia di immigrati contro i ritardi. Shukri Said: “Maroni rispetti la legge”

Roma – 7 gennaio 2010 – Va avanti la protesta promossa da Gaoussou Ouattara, membro della Giunta dei Radicali, e altri trecento immigrati contro i ritardi nel rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno. Anche Shukri Said, portavoce dell'associazione Migrare, è in sciopero della fame per chiede che si rispettino i tempi previsti dalle legge”.
“E' inspiegabile - dice Said - come i tempi per il rilascio e il rinnovo nei permessi di soggiorno si siano andati sempre piu' dilatando. Ci vogliono ormai dai sette ai tredici mesi per il recupero del documento consegnato all' Amministrazione dell'Interno per il rinnovo mentre la Legge Bossi-Fini fissa un massimo di venti giorni. Chiediamo al Ministro Maroni di rispettare la legge dello Stato cosi' come lui pretende che gli immigrati la rispettino”.
“Si e' voluta creare una burocrazia ad hoc per gli stranieri mettendo alla disperazione lavoratori e famiglie. Il termine di venti giorni fissato dalla legge, nell'era tecnologica, deve essere rispettato e l'attuale ritardo non se lo puo' permettere un Ministro del fare, come Maroni ama presentarsi. E' uno scandalo che nuoce all'immagine dell'Italia nel mondo e deve cessare subito'' conclude la portavoce di Migrare.
Lunedì scorso, una  delegazione di immigrati, guidata da Gaoussou Ouattara, e accompagnata dal segretario dei Radicali Italiani, Mario Staderini, e da Rita Bernardini, ha incontrato il Capo del Dipartimento della Funzione Pubblica, Antonio Naddeo.
A nome del Ministro Renato Brunetta, Naddeo ha assicurato il proprio impegno ad affrontare il problema, con le amministrazioni competenti, nel quadro delle iniziative finalizzate alla riduzione e alla certezza dei tempi di conclusione delle procedure amministrative. È  stata inoltre garantita l'apertura di un canale del programma ''Linea Amica'' dedicato alle procedure di rilascio o rinnovo dei permessi di soggiorno.

da Internazionale (link)

italieni 7 gennaio 2010

Sciopero della fame contro la burocrazia xenofoba

“Circa trecento immigrati e attivisti per i diritti umani stanno portando avanti in Italia uno sciopero della fame per protestare contro la lentezza del governo nel rilasciare il permesso di soggiorno ai cittadini stranieri”, racconta El País. “Gli aderenti all’iniziativa chiedono che sia rispettato il termine di venti giorni stabilito per legge. La protesta è cominciata il 13 dicembre 2009 su iniziativa di Gaoussou Ouattara, un esponente dei Radicali d’origine ivoriana. Il Partito democratico, invece, impegnato nei suoi soliti scontri interni, non ha aperto bocca”.
Il Financial Times, invece, si occupa di un incontro al vertice tra Enac e Ryanair per la sicurezza dei passeggeri dei voli aerei. “Nel tentativo di risolvere una disputa sulla sicurezza dei passeggeri dei voli aerei, i dirigenti di Ryanair incontreranno oggi le autorità dell’Enac, l’ente italiano per l’aviazione civile. Il mese scorso la linea aerea low cost aveva annunciato che a gennaio avrebbe sospeso i voli dagli aeroporti italiani perché l’Enac ha deciso di ampliare la gamma dei documenti che i passeggeri dei voli nazionali possono presentare ai controlli di sicurezza per il riconoscimento. Secondo Ryanair, questa decisione mina la sicurezza dei suoi voli. Enac, invece, accusa la linea aerea di gettare discredito sugli scali italiani”, racconta il giornale.

Ti consiglio Lettore di andare a leggere l'articolo de "El Pais.com" (link), poiché anche se è in spagnolo si legge abbastanza bene, e farlo diventare più che comprensibile non è un'impresa improba se si sfrutta il traduttore di google per le pagine web, ovvio il risultato è poco elegante e un po' sgrammaticato, ma evidenzia la sostanza.

El Pais - 7 enero 2010
HUELGA DE HAMBRE CONTRA LA "BUROCRACIA XENOFOBA" EN ITALIA

Trescientos inmigrantes ayunan en protesta por los nuevos trámites para obtener el permiso de residencia

Miguel Mora

Unos 300 inmigrantes africanos y varios activistas de derechos humanos, entre ellos Shukri Said, italiana de origen somalí y colaboradora de las páginas de opinión de EL PAÍS, se han puesto en huelga de hambre en Italia para reclamar al Gobierno que renueve los permisos de residencia a los ciudadanos extranjeros en el plazo de 20 días que marca la ley.
Desde que el año pasado se aprobó el polémico Paquete de Seguridad ideado por la Liga del Norte, que convirtió en delito la inmigración clandestina e introdujo numerosas medidas restrictivas contra los inmigrantes, los trámites de los documentos de residencia se han alargado y complicado hasta límites desesperantes.
Gustavo Ñaubari, peruano y empleado doméstico, residente desde hace ocho años en el país, lleva cuatro meses esperando su nuevo permiso. Aparte de que le han cambiado el apellido, porque la ñ no figura en los teclados italianos, su experiencia está siendo un calvario. Aunque trabaja legalmente, es un sin papelestemporal.
"Vas a Correos, entregas los documentos, pagas 72,50 euros, y ellos te dan un recibo postal y te dicen que te llamarán para tomarte las huellas", explica. "El problema es que tardan mucho tiempo, y mientras tanto no puedes viajar ni hacer ninguna gestión porque tienes todos los papeles caducados: el viejo permiso, la tarjeta sanitaria, el código fiscal...".
La renovación tarda hoy entre siete meses y un año. Shukri Said, secretaria de la Asociación Migrare, achaca las trabas a una estrategia deliberada del Gobierno. "Hace 20 años pasabas una noche en la cola y tenías tu permiso renovado. Luego, con la ley Bossi-Fini, el plazo se amplió a 20 días. Ahora, con las oficinas informatizadas, tienen a la gente meses en vilo con un papelito que no sirve para nada. Es un escándalo que el Estado trate así a gente que en muchos casos lleva 20 años en Italia. Es un método macabro y xenófobo, destinado a humillar a los inmigrantes y a poner sus documentos y derechos bajo secuestro temporal", afirma.
La protesta la inició el pasado 13 de diciembre Gaoussou Ouattara, dirigente africano de los Radicales de Marco Pannella y Emma Bonino, la vicepresidenta del Senado y desde ayer candidata a la región de Lazio para las elecciones de marzo.
La oposición del Partido Democrático, inmersa en sus habituales querellas internas, no ha abierto la boca. El ministro del Interior, Roberto Maroni, tampoco. Una comisión de huelguistas ha sido recibida en el Ministerio de Administración Pública; solamente han recibido, aseguran, "buenas palabras y ninguna solución".
El resumen de Roberto Malini, director de la ONG EveryOne, es que "las leyes raciales redactadas por la Liga del Norte han calado a fondo en las instituciones y empiezan a mostrar sus peores efectos".
Las organizaciones de inmigrantes señalan que la primera consecuencia del Paquete de Seguridad ha sido el aumento del miedo entre los extranjeros, legales e ilegales. "Miedo a caer en la ilegalidad, en la deportación y en los centros de identificación y expulsión, en los que ha habido ya varios casos de suicidios y maltratos", dice Said.
"La persecución oficial, el hambre y el frío están golpeando sin cesar a los sin papeles y los gitanos", afirma Malini, que cita la muerte del líder paquistaní Sher Khan a causa del frío el mes pasado en Roma y los incesantes desalojos de los campamentos de gitanos, denunciados como ilegales por Amnistía Internacional.
En ayunas desde el pasado 1 de enero, Shukri Said pierde peso pero no el humor, y se dice estar dispuesta a llegar al final. "Es ilusorio pensar que un ayuno doblegue a una burocracia tan perversa, pero sólo pedimos al ministro Maroni que respete la ley del Estado tanto como él pretende que la respeten los inmigrantes", afirma.



Lettera di Gaoussou Ouattara con la quale spiega le motivazione che lo hanno spinto a intraprendere lo sciopero della fame, che ricordo sta portando avanti dal 13 dicembre.



Quando gli immigrati chiedono legalità. Di Gaoussou Ouattara

Cari amici,
mi chiamo Gaoussou Ouattara, originario della Costa d’Avorio. Vivo in Italia da 29 anni, e sono radicale dal 1988, quando per caso ho ascoltato per la prima volta Radio Radicale.
Sono 4 milioni gli immigrati che vivono in Italia, molti di loro come me da più di un decennio. Eppure la quasi totalità di queste persone non solo non hanno alcuna speranza di poter ottenere la cittadinanza italiana, ma si trovano spesso privi anche di un semplice permesso di soggiorno, pur avendone diritto. Sono oltre 700 mila, infatti, secondo il Sole 24 ore, gli immigrati in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno.
L’articolo 5 del Testo unico sull’immigrazione prevede che “il permesso di soggiorno è rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla domanda”. Oggi invece si deve aspettare dai sette ai quindici mesi anche solo per il rinnovo di un permesso della validità di un anno.
Centinaia di migliaia di persone che lavorano, studiano, crescono i propri figli in Italia, si ritrovano così ciclicamente in una terra di nessuno, dove i diritti di residenza sono sospesi. Senza rinnovo non possiamo muoverci per l’Europa, abbiamo difficoltà a tornare nel nostro Paese per incontrare le nostre famiglie così come a svolgere tante azioni di vita quotidiana: firmare un contratto di affitto o di lavoro, prendere la patente, iscrivere all’asilo i nostri figli..
Come M. K., 23 anni, del Bangladesh, che ha spedito la sua richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro ai primi di gennaio del 2008. Non sapendo che doveva inoltrare la richiesta di rinnovo almeno trenta giorni prima della scadenza, lo ha fatto subito dopo le feste. Per questo motivo, non può uscire e rientrare in Italia per le vacanze. A gennaio 2009 faranno due anni da quando ha richiesto il rinnovo, e pur avendo un lavoro e un alloggio, pur pagando le tasse, non può andare a trovare la fidanzata, che aspetta di diventare sua moglie.
O come M. M. Y., 21 anni, dell’Afghanistan, che ha chiesto il rinnovo del permesso per motivi umanitari 13 mesi fa. Nel frattempo avrebbe trovato un lavoro, ma il suo datore ha paura a metterlo in regola perché la data sul suo permesso di soggiorno dice che è scaduto.
O ancora S. A., giovane imprenditore del Senegal, a cui il notaio, a causa del permesso scaduto, ha rifiutato la pratica per poter creare una società.
Abbiamo deciso di non fermarci ad attendere tempi migliori, ma di portare subito la nostra battaglia sul terreno della legalità. Per questo dal 12 dicembre sono in sciopero della fame per chiedere il rispetto della legge sui tempi per i permessi di soggiorno. Con me sono già più di 30 gli esponenti delle comunità d’immigrati di tutta Italia.
Fra pochi giorni festeggeremo il Natale. Molti di noi non potranno farlo con la propria famiglia, a causa dell’illegalità dello Stato italiano.
È la stessa illegalità che rischia di impedire alla Lista Bonino-Pannella di partecipare alle elezioni Regionali del marzo 2010, perché i Radicali sono gli unici in Italia a porre il rispetto della legge al centro della loro iniziativa politica e quindi non raccolgono come gli altri partiti firme false o nascoste in qualche cassetto.
Per questo con i fratelli immigrati stiamo raccogliendo le firme per le Liste Bonino-Pannella, perché senza i Radicali ci sarà meno speranza anche per noi.
Se vuoi aiutarci, utilizza i prossimi giorni per spiegare l’importanza – anche a chi poi voterà altri partiti- di consentire alle Liste Bonino-Pannella di potersi presentare.
Basta poco: complila questo modulo, e aiutaci a diffonderlo. Stampane una copia, e falla riempire ai tuoi amici e parenti. Perché no, magari proprio in occasione delle feste natalizie! Anche pochi nomi in più ci consentiranno di risparmiare tempo e denaro preziosi al momento della presentazione delle firme.
http://rete.radicali.it/regionali2010
Ti ringrazio fin da ora per quello che potrai fare.
Outtarà Gaoussou
membro della Giunta di Radicali Italiani





mercoledì 6 gennaio 2010

Aegroto dum anima est, spes est


Aegroto dum anima est, spes est

Siamo soliti dire che finché c'è vita c'è speranza e non è una brutta frase, ma Cicerone è stato più sottile è andato decisamente oltre con la sua “sono malato ma finché c'è anima c'è speranza”. 

Strana premessa, ma questa frase mi è saltata alla mente ieri sera mentre leggevo un blog cui ero approdata per puro caso, seguendo le tracce di una ragazza, Anita, conosciuta prima attraverso i suoi scritti, poi di persona e della quale sono diventata una grande estimatrice.

Ero finita in un blog strano, direi anche un po' indigesto, nel quale, se sono indubbie e saltano all'occhio le capacità letterarie del suo autore, altrettanto inconfutabili sono sia la crudezza del medesimo che il suo essere quasi “fastidioso” nel bisogno/impegno/voglia che ha di dare a noi lettori una (passatemi il termine) sonora svegliata.

La ruvidezza di Spit (questo è il soprannome con cui si firma e con cui mentalmente lo identifico) post dopo post rimane costante, ma è la nostra parte razionale (più che emotiva) a mutare e plasmarsi così da poter accogliere quelle parole che ci lascia. Per la pietà o la tenerezza non c'è spazio, ma non si può evitare la colonizzazione da parte di indignazione, voglia di riscatto e desiderio di alzare la testa per essere uno di quegli uomini cui lui si appella e per i quali spende tante parole.

Spit sta male, vive in ospedale per poter avere un contorno asettico e le giuste cure; Spit è un uomo, anagraficamente direi ragazzo, ma sarebbe fare un torto a lui e a me stessa solo per cercare di farvelo andare a genio, sì una mezza paraculata, dicevo... Spit è un uomo che attende un trapianto di midollo per potersi riappropriare del suo corpo, ma che in questo cammino attraverso il dolore ha compattato e rinvigorito la sua anima; Spit è felice perché ora conosce il “valore dei fiori” e non vi rinuncerebbe in nome della salute strettamente fisica.

Uno nessuno e centomila, sfrutto il titolo di Pirandello per farti visualizzare Lettore, come se fosse una foto e spero in futuro ricordare subito per analogia, quello che una qualunque persona con una patologia come l'aplasia o alcune leucemie ha davanti a sé: c'è lui, l'Uno, il soggetto che necessita del trapianto e poi ci sono le centomila persone fra le quali (secondo le statistiche) oltre ai 99999 nessuno ci potrebbe essere "l'uomo-medicina", il soggetto che ha in sé il potere innato di fare la differenza per un altro essere umano, di essere cura.

Spit ripete fino alla nausea che non si deve donare per lui, per i singoli, per le persone che acquistano nella nostra mente una forma o un nome e che quindi hanno più facile accesso alla nostra coscienza, Spit parla agli uomini e alle donne di altri uomini e donne, perfetti sconosciuti non necessariamente buoni o degni, ma che hanno semplicemente bisogno di noi.

Ho deciso che era importante dare eco alla notizia che nel mondo esistono solo 8 milioni di donatori di midollo osseo, oggettivamente pochi anche se non ho idea di quante siano le persone in attesa di un possibile trapianto, cercate di farla filtrare a vostra volta e soprattutto siate impavidi e andate a leggere quello che questo scomodo soggetto ha voglia di comunicare al mondo, a tutti quei nessuno che siedono davanti ad uno schermo e che sono alla ricerca.




Blog di Spit - Hestia
Associazione Donatori Midollo Osseo - ADMO


martedì 5 gennaio 2010

"Chi parla di mafia difende il Paese."


La 'ndrangheta e la svolta del tritolo: così l'altra mafia ha scelto la guerra.

di Roberto Saviano



Chi parla di mafia diffama il Paese? Chi parla di mafia difende il Paese. Le organizzazioni criminali contano molto: solo con la coca i clan fatturano sessanta volte quanto fattura la Fiat. Calabria e Campania forniscono i più grandi mediatori mondiali per il traffico di cocaina. Si arriva a calcolare che 'ndrangheta e camorra trattano circa 600 tonnellate di coca l'anno, ed è una stima per difetto. La 'ndrangheta - come dimostrano le inchieste di Nicola Gratteri - compra coca a 2.400 euro al kilo e la rivende a 60 euro al grammo, guadagnando 60.000 euro. Quindi con meno di 2.400 euro di investimento iniziale, percepisce una entrata pulita di 57.600 euro. Basta moltiplicare questa cifra per le tonnellate di coca acquistate e distribuite da tutte le mafie italiane e diventa facile capire la quantità di denaro di cui dispongono, al netto di cemento ed estorsioni.

E raffrontarla con il peso industriale delle imprese leader - che hanno molti meno profitti - per comprendere il potere che oggi hanno realmente nel paese e in Europa le organizzazioni criminali.

Proprio dinanzi a fatti come l'attentato di Reggio Calabria diventa imperativa la necessità di capire. È la conoscenza che permette di capire cosa stia accadendo. E non raccontare questa azione come un episodio avvenuto in un altro mondo, in un altro paese. Un paese di quelli lontani dove una bomba o un morto rientrano nel quotidiano. Le organizzazioni criminali italiane quando agiscono e quando decidono di mandare un segnale, sanno perfettamente cosa fanno e dove vogliono arrivare. La bomba non è stata messa davanti a una caserma, né alla sede della Direzione Antimafia, ma alla Procura generale. Il messaggio, dunque, è rivolto alla Procura Generale. E forse - ma qui si è ancora nel territorio delle ipotesi - a Salvatore Di Landro, da poco più di un mese divenuto Procuratore generale. Da quando si è insediato, il clima non è più quello che le 'ndrine reggine conoscevano. Le cose stanno cambiando e le 'ndrine non apprezzano questo cambiamento. Preferirebbero magari che le difficoltà burocratiche e certe gestioni non proprio coraggiose del passato possano continuare. Le mafie sanno che la giustizia italiana è complicata e spesso così lenta che è come se un bambino rompesse un vaso a sei anni e la madre gli desse uno schiaffo quando ne ha compiuti trenta.


Se volessero, le cosche potrebbero far saltare in aria tutta Reggio Calabria. La 'ndrangheta possiede esplosivo c3 e c4. Decine di bazooka. Perché, allora, far esplodere una bomba artigianale davanti alla Procura, quasi fosse una lettera da imbucare? Evidentemente non volevano colpire duramente, ma lanciare un primo segnale, dare inizio a un "confronto militare". Anche l'operatività potrebbe essere stata di una sola famiglia, con una sorta di silenzio-assenso delle altre che in questo modo hanno reso il gesto collettivo.

Ora bisogna accendere una luce su ogni angolo della Procura generale, stare al fianco di chi sta attuando questo cambiamento. Capire se le 'ndrine vogliono che una corrente prevalga sull'altra. Capire, parlarne, dare visibilità alla Calabria, alle dinamiche che legano imprenditoria, criminalità, massoneria, politica in un intreccio che fattura miliardi di euro di cui nessuno viene investito in Calabria e tutti fuori. Da Montreal a Sidney. E alla solita idiozia che verrà ripetuta a chi scrive di questi temi, ossia di essere "professionisti dell'antimafia", occorre rispondere che il vero problema è che esistono troppi "dilettanti" dell'antimafia.

Le mafie stanno alzando il tiro. O almeno, si sente in diversi territori una forte tensione. Dovuta a diversi motivi, non ultima la chiusura di importanti processi, come il terzo grado del processo Spartacus di cui fra pochi giorni verrà pronunciata la sentenza. I Casalesi potrebbero agire militarmente dopo una condanna definitiva. Avevano nei loro referenti politici una sorta di garanzia che si sarebbero occupati dei loro processi. In caso di ergastoli, gli inquirenti temono risposte e l'attenzione mediatica dovrebbe essere massima, ma non lo è.

A Reggio Calabria l'arresto di Pasquale Condello, nel giugno dell'anno scorso, fatto dai Carabinieri comandati da una leggenda del contrasto alle 'ndrine, il colonnello Valerio Giardina, ha rotto gli equilibri di pace. Pasquale Condello detto "il supremo" era riuscito a mettere pace tra le 'ndrine di Reggio dopo una faida tra 1985 e il 1991 tra i De Stefano-Tegano e Condello-Imerti che aveva portato ad una mattanza di più di mille persone. Condello faceva affari ovunque: senza un suo si o un suo no nulla sarebbe potuto accadere a Reggio. Quindi è anche alla sua famiglia che bisogna guardare per capire da dove è partito l'ordine della bomba. La sua capacità di aprire verticalmente e orizzontalmente i propri affari era la garanzia di pace. All'inizio di ottobre, la famiglia Condello è persino riuscita ad ottenere la lettura delle parole di felicitazione di Benedetto XVI trasmesse nella cattedrale di Reggio Calabria da don Roberto Lodetti, parroco di Archi, agli sposi Caterina Condello e Daniele Ionetti: la prima, figlia di Pasquale; il secondo, il figlio di Alfredo Ionetti, ritenuto il tesoriere della cosca. "Increscioso e deplorevole" ha definito l'episodio il settimanale diocesano l'Avvenire di Calabria. La prassi vuole che quando gli sposi desiderano ricevere un telegramma o una pergamena del papa, ne facciano richiesta al parroco o ad un prete di loro conoscenza, il quale trasmette la richiesta all'ufficio matrimoni della Curia. Non è il telegramma a destare scandalo quanto piuttosto il via libera dato dalla Curia reggina per le nozze in cattedrale di due rampolli di una potentissima 'ndrina calabrese. Difficile credere che non si sia prestata attenzione ai cognomi dei due sposi. Anche perché Caterina Condello e Daniele Ionetti sono cugini di primo grado e il diritto canonico (art. 1091) consente un matrimonio tra consanguinei solo con motivata dispensa richiesta dal parroco e sottoscritta dal vescovo.

Il clan Condello da oltre 25 anni ha comandato a Reggio. I matrimoni dovrebbero essere molto controllati e i preti dovrebbero davvero interessarsi alla motivazione delle unioni. Nel 2003 fu sequestrata una lettera a Cesena a casa di Alfredo Ionetti, lettera scritta dalla moglie del Supremo, Maria Morabito. In questa lettera spedita a un'amica si parlava dell'altra figlia femmina, Angela: "Cara Anna (...) mia figlia ha dovuto lasciare un bel ragazzo solamente perché, nel passato, alcuni suoi parenti erano nemici di mio marito (...) Non c'è stato niente da fare, hanno dovuto smettere (...) Avevo sperato in un futuro migliore per mia figlia, che sarebbero stati bene insieme. (...) Ma dobbiamo portare la nostra croce...".

Le famiglie di Reggio vivono di questi vincoli, e spesso le prime vittime sono i familiari. In questo contesto, rompere il ruolo del sacramento religioso come patto di sangue tra mafiosi è qualcosa che solo i sacerdoti coraggiosi - e per fortuna ce ne sono - possono fare.

È importante che le istituzioni diano una risposta forte dopo la vicenda dell'attentato in Calabria. Quindi è bene che Maroni visiti Reggio, ma dovrebbe farlo anche il Ministro della Giustizia. Ai messaggi mafiosi bisogna rispondere subito, duramente, e soprattutto comprendendoli e non lasciandoli passare come un generico assalto alle istituzioni. Le mafie sanno che la più grande tragedia e la più grande festa non durano per più di cinque giorni. Quindi l'attenzione si abbassa, il giunco si cala e passa la china. Oggi la situazione storica sembra pericolosamente somigliare a quella già passata in Sicilia. Non è questo un governo con la priorità antimafia, non è questa un'opposizione con una priorità antimafia. Nonostante gli sforzi degli arresti.

Ad esempio: la legge sulle intercettazioni. Nella lotta alla mafia sono uno strumento indispensabile. E ora diviene talmente difficile poterle fare e ancora più poterle far proseguire per un tempo adeguato per ottenere dei risultati, che la macchina della giustizia viene nuovamente oberata di burocrazia, rallentata. Si rischia di privare gli inquirenti dell'unico strumento capace di stare al passo con una criminalità che dispone di ogni mezzo moderno per continuare a fare i propri interessi. Se i magistrati si trovano davanti a grossissime limitazioni nell'uso delle intercettazioni, è come se dovessero tornare a combattere con lo schioppetto contro chi possiede nel proprio armamentario ogni sofisticato dispositivo tecnologico.
L'altro problema sta in ogni disegno che cerca di accorciare i tempi processuali. Abolito il patteggiamento in appello, resta in vigore il rito abbreviato. Per un mafioso è conveniente: così - fra vari sconti e discrezionalità della pena valutata dai giudici - va a finire che spesso un boss può cavarsela con cinque anni di galera. Per lui e il suo potere non sono nulla, anzi sono quasi un regalo. E questa situazione col disegno sul processo breve cambia, ma solo in peggio.

Per i reati di mafia bisogna fare il contrario: creare un sistema più certo e più serio delle pene, tale da rendere non conveniente essere mafiosi. La pena deve essere comminata in dibattimento, senza possibilità di abbreviazione del rito. Lo stato non può rinunciare a celebrare processi regolari contro chi si macchia di certi reati e, peggio ancora, inquina il suo stesso funzionamento. Non si tratta di giustizialismo, ma semplicemente dell'esigenza che una condanna equa scaturisca da un processo fatto come si deve.

Questo governo agisce soprattutto a livello di ordine pubblico. In primo luogo con gli arresti, che divengono l'unica prova dell'efficacia della lotta alla mafia. Ma l'esecutivo non ha approntato strumenti per colpire il punto nevralgico delle organizzazioni criminali: la loro forza economica. Sì certo, i sequestri di beni ci sono, ma i sequestri dei beni materiali sono il risultato di imprese che invece ancora proliferano e di un sistema economico che non è stato affatto aggredito. Sul piano legislativo sarebbe gravissimo reimmettere all'asta i beni dei mafiosi. Li acquisterebbero di nuovo. Lo scudo fiscale per le mafie è un favore. E questa è la valutazione di moltissimi investigatori antimafia. Bisogna fare invece altro. Intervenire sul piano legislativo altrove. Cominciare col mettere uno spartiacque tra i reati comuni e quelli della criminalità organizzata. Ma bisogna anche smettere una volta per tutte di definire "diffamatori" coloro che accendono una luce sui fenomeni di mafia. Anche perché non è purtroppo con l'episodio di Reggio che si chiude una vicenda. Questo è soltanto l'inizio.


© 2010 Roberto Saviano.
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