giovedì 27 gennaio 2011

Giornata Della Memoria


Non mi avevano detto
di tutto questo filo spinato;
ed ora che sono qui
guardo al cielo
ed alla sua fortuna
d'esser così lontano
da non venirne graffiato


Adelaide Spallino


Per il giorno della memoria, e per tutti gli altri della dimenticanza...



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Un grazie ad Adelaide per avermi permesso di pubblicare questo bellissimo testo.

Lucia
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mercoledì 26 gennaio 2011

Scrittori contro il #rogodilibri

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da Carmilla (www.carmillaonline.com)
25 gennaio 2011

SCRITTORI CONTRO IL #ROGODILIBRI

[Il testo che segue è stato redatto da una sorta di "coordinamento" formato da scrittori, critici, blogger, pubblicisti, redazioni di riviste letterarie (on-line e cartacee). Hanno contribuito autori che figurano nella "lista nera" veneta e autori che non vi figurano ma sono solidali coi "proscritti". E' un documento liberamente appropriabile e sottoscrivibile da chiunque. Se sei uno scrittore (o qualcosa di simile) e sei contro il rogo, allora sei con gli Scrittori contro il rogo.
Uno scrittore-delegato ha letto in anteprima il testo in quel di Padova il 25 gennaio 2010, all'assemblea cittadina organizzata presso la facoltà di Scienze Politiche, in vista dello sciopero nazionale dei metalmeccanici. Copie del testo appariranno giovedì 27 alle h. 17 di fronte alla biblioteca comunale di Preganziol (TV). 
A Preganziol, da diversi giorni (-> dopo  un servizio del TG3 nazionale) l'amministrazione comunale leghista si sta -> difendendo dall'accusa di aver fatto "sparire" dalla biblioteca i libri di Roberto Saviano. Il noto autore campano sarebbe inviso ai ragazzuoli in camicia bru verde a causa del suo monologo televisivo sulla Lega Nord che "interloquisce" con la 'ndrangheta. Alcuni cittadini hanno organizzato una manifestazione nel giorno e all'ora di cui sopra, e diversi scrittori - "proscritti" e non - convergeranno su Preganziol per dire la loro.
Questa è una storia "laterale" ma significativa, sintomatica. E' venuta alla luce grazie alla campagna contro le liste di proscrizione della destra veneta. Smuovendo il terreno, si sono trovati cocci di vecchie anfore, che un tempo contenevano pudore e ritegno. Pudore e ritegno che ti facevano pensare due volte, prima di proporre bestialità anti-costituzionali come l'epurazione - ufficiale o "ufficiosa" - delle biblioteche.
La vicenda di Preganziol non ha a che fare direttamente con il caso Battisti: diverso il pretesto, diverso l'autore colpito, diversa la forza politica implicata. Ma l'humus è lo stesso. Il contesto è lo stesso. La logica è la stessa.]


L'iniziativa presa da diversi esponenti politici del Veneto – dall'assessore provinciale veneziano Speranzon all'assessore regionale all'istruzione Donazzan, passando per i pronunciamenti di diversi esponenti politici di minore o maggiore peso politico – è di una gravità senza precedenti.


Prendendo a pretesto la sottoscrizione di un appello nel quale si chiedeva al governo francese di non revocare il diritto d'asilo a Cesare Battisti, la classe dirigente veneta, legittimata dal “liberale” Luca Zaia, ha chiesto prima la rimozione dalle biblioteche pubbliche, e poi dalle scuole pubbliche di TUTTI i libri degli autori firmatari dell'appello, da Massimo Carlotto a Tiziano Scarpa, passando per Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari, Wu Ming, e molti altri che non sono finiti nella lista nera solo perché non hanno aggiunto “scrittore” al proprio nome e cognome.


La proclamata volontà, da parte di questi nuovi inquisitori, di reagire contro la decisione del governo brasiliano è pura ipocrisia: la regione Veneto è diventata, proprio negli anni del “caso Battisti”, un importante partner economico del Brasile. Mentre i politici di destra reclamavano a gran voce il boicottaggio delle relazioni Italia-Brasile, la regione Veneto spendeva 185.000 euro per inviare una delegazione al 22° Festival del Turismo di Gramado, che si è tenuto dal 18 al 21 novembre 2010. In realtà Battisti non è l'unico, né il principale, latitante italiano che il Brasile non estrada (e lo stesso varrebbe per molti latitanti brasiliani rifugiatisi in Italia): è solo l'uomo giusto capitato nel posto giusto al momento giusto, quando cioè serviva un'arma di distrazione di massa per riempire le pagine dei giornali e togliere spazio a ben altre informazioni.


Ma sarebbe sbagliato fermarsi qui. Come è emerso grazie all'immediata campagna di informazione promossa da decine di scrittori, senza distinzione tra firmatari dell'appello e non, è da tempo in atto una censura di fatto nelle biblioteche venete, che riguarda autori come Marco Paolini o Roberto Saviano, colpevoli non di aver firmato questo o quell'appello, ma di aver raccontato verità scomode sul Veneto, sulla forza politica che lo governa, e sulle relazioni pericolose tra esponenti leghisti e 'ndrangheta calabrese in Lombardia. La stessa colpa è l'elemento reale che accomuna, al di là dei pretesti ideologici, gli scrittori messi all'indice: raccontare la realtà in un momento in cui chi avrebbe il dovere di farlo trova economicamente e politicamente più comodo spargere la melassa del gossip, della disinformazione, della produzione televisiva di risse a mezzo risse. Opponiamo la narrazione della realtà ai reality show: ecco il nostro crimine.


È questa la ragione per cui si mettono in atto comportamenti illegittimi – vedi la pretesa dell'assessore Donazzan di inviare un atto di indirizzo politico alle scuole; o addirittura illegali – vedi l'invito a commettere il reato di peculato per distrazione di bene pubblico, in cui incorre chi sottrae un bene pubblico, cioè in libro in una biblioteca acquistato con i pubblici denari. Che questo avvenga ad opera di persone che rivestono cariche pubbliche potrebbe forse sorprendere: ma non sorprende di certo noi.
Chi sono, infatti, i personaggi di cui stiamo parlando? 
Sono ex-fascisti, o post-fascisti, che non si sono fatti scrupolo di solidarizzare con i Serenissimi che assaltarono, con l'ausilio di un Tank blindato, il Campanile di S. Marco (Speranzon); che hanno rifiutato il consenso a un documento votato dall'intero consiglio regionale veneto (maggioranza e opposizioni) perché conteneva il richiamo a valori quali “antifascismo” e “resistenza” (Donazzan); che non si vergognano di presenziare a raduni fascisti in onore della X Mas, o di intimare all'attore ebreo Moni Ovadia, di non avere titolo per parlare di cristianesimo in una trasmissione televisiva (Donazzan). In tutta evidenza, il fascismo questi signori e signore non l'hanno “alle spalle” ma sulle spalle.
Se poi andiamo al tono delle dichiarazioni – quella di Gianantonio Da Re, segretario provinciale della Lega di Treviso, che ha invitato a dare Gomorra in pasto ai roditori di cui sembra abbondino le cantine trevigiane, e dei quali il Da Re dev'essere esperto; o quella dell'ineffabile Speranzon, che dichiara di essersi ripromesso di leggere Gomorra, cosa che potrebbe venire utile a chi volesse fare l'assessore alla cultura; per non parlare delle dichiarazioni sul relativismo e il nichilismo del cattolicissimo assessore Donazzan:



«perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Questi sono i principi comportamentali di chi vive in Italia, derivano da un approccio culturale alla religione cattolica, non derivano da altre religioni...»


Se prestiamo attenzione a questi linguaggi, e ai cervelli che li governano – perché la lingua batte se la mente vuole – capiamo anche di quale fascismo stiamo parlando: fascisti si, ma “Fascisti su Marte”.
O forse è Marte ad essere arrivato se non sulla Terra, in Italia, o quantomeno in Veneto? Come scriveva il 22 gennaio scorso sul “Corriere del Veneto” Umberto Curi, un assessore



«non è, non deve essere, più un esponente di una parte politica, libero di perseguire i propri obbiettivi più o meno nobili e di coltivare le proprie antipatie. [...] Compito di chi eserciti il referato all’istruzione è quello di operare perché cultura, aggiornamento, istruzione, formazione, si diffondano quanto più ampiamente possibile. Mentre a lei non compete affatto stabilire quali letture debbano essere fatte e quali evitate, quali libri debbano essere letti e quali invece cancellati o proibiti. Non si tratta di una sottigliezza, ma dell’interpretazione corretta di un ruolo in se stesso molto delicato, per il quale non sono possibili sbandamenti, come quello di cui ora si discute».


Sarebbe infatti molto grave che chi esercita il potere politico detenesse il potere di discriminare le idee politiche a seconda della vicinanza o lontananza col sentire del potere; sarebbe molto grave anche se non stessimo parlando di una persona che definisce i combattenti di Salò “la mia parte politica”.
Sarebbe molto grave se la semplice manifestazione di un'idea potesse sovradeterminare l'intera persona dell'autore, la sua storia, la sua produzione intellettuale, la sua figura pubblica; lo sanno, questi signori Speranzon e Donazzan, che l'autore dei Demoni e dei Fratelli Karamazov era stato militante di un gruppo terroristico? Vogliamo dunque bandire Dostoevskij dalle biblioteche come “cattivo maestro”?
Sarebbe molto grave se questo potere venisse esercitato per operare un controllo preventivo sulle idee, facendo intendere che una presa di posizione oggi potrà essere usata domani contro l'autore, a seconda delle mutate condizioni politiche.
Sarebbe molto grave se la circolazione delle idee che viene garantita e resa pubblica dall'esistenza di scuole e biblioteche divenisse una funzione disciplinata dal potere; se persino le adozioni scolastiche dovessero diventare qualcosa di cui rendere conto al potere; se quel “se ne assumeranno la responsabilità” pronunciato dall'assessore Speranzon contro gli eventuali obiettori al suo diktat censorio diventasse la regola in base alla quale si regolamenta il diritto al lavoro nelle istituzioni pubbliche; se insegnanti, bibliotecari, e – perché no? – librai venissero assunti o licenziati in base alla propria capacità di assoggettarsi alla disciplina imposta.


Sarebbe molto grave persino se avvenisse su Marte.


Ma qui, in Italia, in Veneto, non sta forse già succedendo? Con la riforma dell'Università, le Regioni entreranno all'interno delle Fondazioni e dei Consigli di Amministrazione delle Università; e capiterà che un assessore abbia potere decisionale non solo sull'assegnazione dei fondi all'istruzione, ma anche sulla gestione dei fondi assegnati; persino un assessore come Elena Donazzan, che crede – e lo dice in pubblico – che antifascismo e resistenza non siano valori costituzionali perché non ha trovato nella Costituzione queste due parole, potrà con il suo voto decidere i destini della formazione universitaria. 
Non sta forse già succedendo che i diritti dei lavoratori siano seriamente minacciati da una serie di norme – dal Collegato Sacconi sul Lavoro al Contratto Mirafiori, passando per i nuovi regolamenti, come il cosiddetto decreto Brunetta, che limitano i diritti dei dipendenti pubblici? Che la vita stessa dei lavoratori sia sempre più precaria e insicura, che il lavoro sia sempre più nocivo, sia sempre più strumento di asservimento e sempre meno finalizzato alla realizzazione della persona umana? Come la vita e il lavoro, anche la cultura è sempre più in pericolo, sempre più esposta al controllo disciplinare, alla nocività, alla precarietà. Il solo raccontare la realtà – lo abbiamo già detto, lo ripetiamo – è un atto di insubordinazione contro il potere disciplinare: è quello che noi scrittori abbiamo sempre fatto, che continuiamo a fare, che promettiamo di non smettere di fare. Agli studenti, precari, operai, intermittenti e insubordinati che in questi giorni preparano le prossime lotte chiediamo di combattere la nostra battaglia, così come noi combattiamo la loro.
Ai tanti colleghi della scrittura, della musica, delle arti, della cultura e della conoscenza, che per la posizione di privilegio che credono di avere acquisito, per pigrizia, per ignavia, o anche per supponenza o viltà ancora non hanno fatto sentire la propria voce diciamo di alzare il culo, adesso: se non ora, quando?


Scrittori contro il rogo, Italia, 25 gennaio 2011

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martedì 25 gennaio 2011

Le persone libro di Donne di carta a Venezia contro il #rogodilibri

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Notizia degna di nota, quindi vi pregherei di prestarle attenzione:

Il 12 febbraio le persone libro* di Donne di carta saranno a Venezia e nel Veneto orientale per dire a voce alta e a memoria pagine dei libri che la stupidità ha tolto o vorrebbe togliere dagli scaffali delle biblioteche.

Una protesta in nome di chi legge per ribadire che i libri appartengono ai lettori e che come recita la nostra Carta dei Diritti della Lettura**: leggere è un diritto della Persona senza alcuna discriminazione
Sarà una trasferta faticosa, chiunque possa sostenere l'Associazione, magari tesserandosi, lo faccia: è un gesto concreto di partecipazione. 


E se non avete firmato la Petizione sul web fatelo!


Il 12 questa Carta sarà un libro, con Prefazione di Michela Murgia e Postfazione di Loredana Lipperini, due splendide scrittrici,  che diffonderemo proprio a partire dal Veneto.
Grazie a tutti.


http://www.donnedicarta.org/index.php?option=com_content&view=article&id=14:noi-siamo-solidali&catid=2:notizie

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*Persone libro: L'Associazione è portavoce in Italia del Proyecto Fahrenheit 451 (las personas-libro) di Madrid, fondato da Antonio Rodriguez Menendez, attraverso la cellula italiana delle "persone-libro".

Un modo semplice di dare voce ai libri, la nostra voce di lettori e di lettrici comuni, che imparano a memoria brani, capitoli, frasi per portarli in giro, per dirli a voce alta.


Un viaggio iniziato il 14 giugno 2009 che prosegue... Secondo la filosofia, semplice, del dono. E che ci porta ovunque: nelle piazze, nelle pizzerie, nelle sartorie, nelle biblioteche, ma anche... nelle case in cambio di un bicchiere di vino. GALLERIA

**Petizione: Carta dei diritti della LetturaFossi in voi investirei qualche minuto per leggerla e firmarla.


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Ora qualche informazione pratica per chi vorrà esserci in prima persona, sempre dal sito di Donne di Carta.


Vergogna a chi al riparo delle ISTITUZIONI dice che "sconsigliare i libri è una bella cosa" e mette all'Indice i libri di Saviano, di Pennac, di Lipperini, di Carlotto, di Grimaldi, di Scarpa e di tanti altri Autori, "rei" di essere stati nel 2004 "pro-Battisti".
La Regione Veneto, nel silenzio generale, sta togliendo questi libri dagli scaffali delle Biblioteche e delle scuole.



Le persone libro di Donne di carta dicono NO

Partiamo da Arezzo, Bari, Roma, Firenze e Pisa per andare il 12 febbraio in Veneto a dire a voce alta le pagine messe al rogo e gli Articoli della Carta dei Diritti della Lettura perché nessuno deve scegliere cosa vogliamo leggere.

Mai come oggi essere una "persona libro" acquista il senso profondo di una dimostrazione di libertà. Possono eliminare i libri ma non la memoria e le voci delle persone. Venite con noi.

Chi in Veneto costruisce il disaccordo, ci accolga: biblioteche, scuole, piazze. Andremo ovunque. E' tempo di tesserarsi a Donne di carta per aiutarci a sostenere quest'impresa. Un modo concreto di partecipare. Grazie.

scrivere a: segreteria@donnedicarta.org


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lunedì 24 gennaio 2011

L'amministrazione di Preganziol contro ladri ignoti


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Leggo da Lipperatura e riporto immediatamente, manteniamoci attenti.

PER EMME, E PER TUTTI NOI
24 gennaio 2011
Questa dunque la versione dell’amministrazione di Preganziol, che trovate sulla Tribuna di Treviso. La copia di “Gomorra” sarebbe stata “rubata” dalla bibliotecaria. Qui il video.
I fatti.
Questa mattina viene fatta una conferenza stampa. “Emme” non ne  sa nulla. Ma in biblioteca ricompaiono di colpo due dei libri di Saviano che erano stati tolti dagli scaffali, l’audiolibro di “Gomorra” e l’intervista. Manca la copia cartacea di “Gomorra”. Come leggerete, gli amministratori gettano le colpe proprio su Emme, minacciando denunce.
Vediamo i fatti. Quando viene ordinato di eliminare i libri di Saviano perché non graditi al sindaco, la copia di “Gomorra” era in prestito. Al ritorno, Emme la mette al sicuro e la riporta  in biblioteca il 16 dicembre, “per poi controllare ogni giorno fino al 23 che fosse ancora lì, con mio grande sollievo”.
Quando torna dalle ferie, il 7 gennaio, “la prima cosa che ho fatto è stata naturalmente controllare la presenza del libro, non c’era, ho guardato se era in prestito e non c’era. Né peraltro c’erano gli altri due”.
Il coraggio di Emme rischia dunque di ritorcersi contro di lei: non con una semplice sanzione per aver fatto entrare i giornalisti del Tg3 o aver parlato in questo blog. Viene addirittura accusata di furto.
Questo è un appello. Fate circolare questa notizia. E, soprattutto, andate a Preganziol, giovedì 27 gennaio alle ore 17: l’iniziativa è nata da un blogger e la trovate qui. Se siete veneti, siate presenti. Comunque, inviate mail e commenti alla Tribuna di Treviso. Siateci, in qualunque modo.




Vi pregherei di leggere e diffondere.
Qui per chi non lo ricordasse o sapesse l'inizio della vicenda.
Grazie a tutti.

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A Preganziol con la Costituzione e un libro di Saviano

da www.busettodavide.blogspot.com (qui)

Saviano espulso da Preganziol...
domenica 23 gennaio 2011

I libri di Saviano introvabili nella biblioteca comunale di Preganziol, spariti. La giunta PDL-Lega ha deciso cosa i cittadini devono leggere e cosa non devono leggere! Marton dopo aver inondato di cemento Treviso e provincia sperimenta la censura eliminando i libri. L'ordine di togliere dagli scaffali i testi di Saviano - secondo numerose fonti vicine all'amministrazione - sarebbe stato dato direttamente alla responsabile della biblioteca di via Gramsci dall'assessore alla cultura, il leghista Roberto Zamberlan, dopo un colloquio con Marton. Non un ordine scritto. Ma verbale. Da gente che parla con i microfoni spenti durante i consigli comunali per non essere registrati dobbiamo aspettarci questo e altro. L'assessore alla cultura, il signor Ballista (o Zamberlan, è uguale) dimostra come la Lega di governo ormai sia ben distante dalle sue origini, quelle di "Roma Ladrona" e "Berlusconi sei un mafioso? Rispondi!"! Vietare i libri di Saviano in biblioteca comunale dimostra come la Lega si sia allineata al padrone, tener nascosto ai cittadini i fatti riguardanti la mafia con tutti i mezzi possibili vuol dire preservare gli affari loschi di Berlusconi e quindi della Lega Nord! Se il sindaco va tanto fiero del suo partito e del suo operato dovrebbe invece che proibire i libri incentivarne la lettura. In fondo Saviano parla di mafia, Maroni ci ha confermato in prima serata che qua al nord non esiste, cosa dovrebbe temere Marton?! Che Maroni spari cazzate?! E' quasi di consolazione che tale ordine provenga da una coppietta (Marton e Zamberlan) che si fa portare alle piscine con l'auto dei vigili per "motivi istituzionali", cioè prendere il caffè e commentare come farebbero due vecchietti al bar vedendo delle ragazze che nuotano in fondo, è cultura pure quella.

Fortunatamente c'è chi ha preso subito le difese nel comune e ha organizzato un'iniziativa per giovedì 27 Gennaio alle ore 17 di fronte alla biblioteca comunale di Preganziol.

Iniziativa:


Stiamo dalla parte della Costituzione - Stiamo dalla parte di Saviano

Iniziativa che non ha, e non deve avere nessun colore politico.
Si chiede massima diffusione e massima partecipazione.

Grazie
Gli organizzatori

quando: giovedì 27 gennaio · 17.00 - 20.00
dove: Biblioteca comunale di Preganziol

La società civile si ribella alla censura messa in atto dalla Giunta Regionale del Veneto e dall'Amministrazione Comunale di Preganziol che, creando un indice dei libri sgraditi e facendo sparire i volumi dai luoghi pubblici, limitano pesantemente la diffusione della cultura e del libero pensiero.
I cittadini di ogni cultura rivendicano il loro diritto ad essere informati e a poter scegliere e pretendono che nessuno limiti la loro libertà.


Per questo  giovedì 27 Gennaio alle ore 17 si invitano tutti coloro che hanno a cuore i diritti fondamentali di ogni cittadino, a recarsi presso la biblioteca pubblica di Preganziol, in via Gramsci, con una copia della Costituzione e una copia di un testo di Roberto Saviano, per richiedere il prestito dei libri "sgraditi".


Stiamo dalla parte della Costituzione - Stiamo dalla parte di Saviano


"Articolo 21 della Costituzione Italiana: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.


La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.


Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.


In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto.


La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.


Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. "


GIOVEDI' 27 GENNAIO ALLE ORE 17 TUTTI DAVANTI ALLA BIBLIOTECA COMUNALE DI PREGANZIOL CON IN MANO UNA COPIA DELLA COSTITUZIONE E UNA COPIA DI UN LIBRO DI SAVIANO!


SCARICA QUI IL VOLANTINO:




Grazie a busettodavide: Saviano espluso da Preganziol...: "I libri di Saviano introvabili nella biblioteca comunale di Preganziol, spariti. La giunta PDL-Lega ha deciso cosa i cittadini devono legge..."


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domenica 23 gennaio 2011

L'eco del silenzio su Radio Libriamoci Web: #rogodilibri - Libri per essere LIBERI




L'eco del silenzio 
su Radio Libriamoci Web

da Domenica 23 Gennaio 2011
h. 23,00
in replica tutti i giorni
h. 10,30 - 17,30 - 23,00

www.rlwebradio.com



Libri per essere LIBERI


di Lucia Capparrucci

Questa settimana sono costretta a darvi una notizia che la televisione (vale a dire il mezzo d'informazione per eccellenza della maggior parte delle persone) ha ignorato quasi completamente.
Credo sappiate, se avete già ascoltato questo spazio, quanta e quale importanza rivesta per me la lettura, non a caso concludo sempre augurandovi "frenetiche letture" senza ulteriori precisazioni, perché è l'attività in sé ad elevarci nel momento in cui decidiamo di voler sapere di più o sollecitare il nostro immaginario.
Questa settimana però nel rivolgervi quel medesimo invito, per la prima volta do all'aggettivo frenetiche il senso del tempo che incalza e scalpita, perché potrebbe non essere sufficiente.
Per la prima volta, da che ho memoria, mi trovo ad avere paura possa arrivare un giorno in cui non sarò più libera di scegliere cosa leggere, ho scoperto che la mia libertà di andare in una biblioteca e scegliere uno dei libri presenti a catalogo o di studiare un autore contemporaneo proposto da un professore è una libertà fragile, perché in pochi la proteggono e sono disposti a lottare per mantenerla, sebbene sia ormai un diritto consolidato, almeno da un punto di vista giuridico, anzi costituzionale.
Questa settimana degli uomini eletti per essere al servizio, tanto dei loro elettori quanto della popolazione tutta, hanno scambiato le loro responsabilità con il diritto divino, decidendo di potersi permettere di dire cosa sia da leggere e cosa non lo sia, cosa si possa proporre agli studenti e cosa no, chi siano i "cattivi maestri" e forse per eliminazione quali i buoni, cosa debba trovare spazio negli scaffali di una biblioteca e cosa non possa.
Degli uomini con molta presunzione e poco rispetto, oltre che lungimiranza o memoria, hanno provato e pensato di poter mettere al bando dei libri per colpire degli uomini e le loro idee, vale a dire gli autori di quelle opere, con il cui pensiero dissentono.
E' accaduto in Veneto, ma la deriva e il liberticidio che questa proposta porta con sè vanno molto al di là dei confini territoriali, sono il sintomo di uno Stato nel quale alcuni suoi rappresentanti hanno perso non solo la bussola, ma anche l'idea stessa di democrazia.
Fa male leggere la dichiarazione rilasciata da Sepulveda due giorni dopo l'inizio di questo strazio, si è sentito in dovere di dire qualcosa su una vicenda così grave, dovere condiviso da tanti dei nostri intellettuali, scrittori e traduttori, non necessariamente presenti nella lista degli epurati, ma è ovvia l'urgenza di quelle dichiarazioni, perché quando si tenta di togliere il diritto di scelta al lettore,  si commette un atto che porta in sé l'imperativo a reagire e ad opporsi.

Vi do una breve cronologia dei fatti:
- 15 gennaio 2011 un consigliere comunale di Martellago (provincia di Venezia), Paride Costa eletto con il Pdl, e un cittadino, Roberto Bovo chiedono di eliminare dalle biblioteche pubbliche della provincia di Venezia tutte le opere e i romanzi dei firmatari di appelli per Cesare Battisti (qui);
- Il giorno stesso la proposta viene accolta e amplificata dall'assessore alla Cultura della Provincia di Venezia con delega alle Biblioteche, Raffaele Speranzon che afferma:
«Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali: è necessario un segnale forte dalla politica per condannare il comportamento di questi intellettuali che spalleggiando un terrorista». Aggiungendo poi: «Chiederò di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori: ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le responsabilità. Inoltre come consigliere comunale a Venezia, presenterò una mozione perché Venezia dia l'esempio per prima». 
Pieno appoggio alle posizioni di Costa, Bovo e Speranzon viene poi da Franco Maccari, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, che per primo aveva pubblicato la "lista nera" invitando a non comprare le opere dei firmatari dell'appello (qui).
- 17 gennaio 2011 la presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto prende le distanze dall’assessore alla cultura Speranzon intervendo a Fahrenheit, programma di Radio3: “Ritengo che quella di Speranzon sia un’iniziativa a titolo personale e non espressa nel suo ruolo istituzionale. Qualora presentasse la proposta in giunta, sappia che la provincia di Venezia non la sosterrà. Le biblioteche sono un luogo libero”. 
- 19 gennaio 2011 l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan (e qui), dichiara: «Nei prossimi giorni invierò a tutti gli istituti superiori del Veneto una lettera in cui esorterò insegnanti e bibliotecari a non diffondere tra i ragazzi i libri di questi autori. Sono diseducativi». Per replicare poi a chi parla di censura con: «La chiamassero come vogliono. Di sicuro è una censura morale. Nessun obbligo, beninteso, ma un indirizzo politico: voglio evitare che i ragazzi vengano a contatto con le idee di chi difende a spada tratta un furfante, un delinquente, un assassino conclamato», forte anche delle dichiarazioni del governatore Zaia, che riferendosi implicitamente agli autori incriminati ha detto: «Non ho alcuna difficoltà a confermare che ci sono delle persone che oggi non ci rappresentano degnamente» (qui).

L'assessore Donazzan in un intervista rilasciata al quotidiano gratuito Metro afferma: «Magari fossi nella condizione di fare una lista di libri proibiti!» e nella lettera firmata da Bovo e dall'assessore comunale Costa si legge: "Noi vogliamo stare dalla parte dei buoni perché sono loro i nostri eroi".
Credo siano esempi di ciò che si rischia ad avere una cultura monotematica e soprattutto monocromatica. Vorrei inoltre che fosse ben chiaro che il caso Battisti e la lista sono pretesti, non esiste una ragione che sia una, che possa giustificare l'eliminazione di un testo da una biblioteca. Le idee che non ci vedono concordi si confutano con altre idee e momenti di confronto, non certo con l'abolizione dei testi della persona con cui si è in dissenso, questo è ovvio fra persone civili, o almeno credevo.
Un’ultima notizia sempre dal Veneto, in una biblioteca della provincia di Treviso a seguito della messa in onda del programma di rai3 Vieni via con me, i libri di Roberto Saviano sono stati tolti dagli scaffali sebbene risultino a catalogo, questo a causa dei malumori del sindaco leghista. Sempre in quella stessa biblioteca stavano catalogando le opere di Marco Paolini, fatto che una volta noto all’assessore alla Cultura lo ha portato ad esprimere malumori simili a quelli del sindaco, tanto da chiedere di essere informato in anticipo sugli acquisti librari, per dare il proprio parere vincolante e insindacabile.


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Dal sito di Michela Murgia, www.michelamurgia.com
giovedì 20 gennaio 2011



Si sta come d'inverno i libri in biblioteca

È difficile farsi spazio tra le gambe nude di tutte le ragazze che affollano le cronache di questi giorni. Qualunque voce fatica a trovare ascolto in mezzo agli schiamazzi dei pupazzi ipnotizzati dalla fine senza dignità del loro anziano burattinaio. 
Non c’è che una notizia da dare, ed è lui. 
Non c’è che una storia da trasmettere, ed è la sua, dettaglio per dettaglio. 
Il resto a pagina 32, se avanza posto. 
È così che questo paese ha lasciato che Berlusconi diventasse il solo parametro del suo bene e del suo male, l’unica misura della sua indignazione o della sua assuefazione. Come stupirsi se i suoi problemi sono diventati nostri, o se le parole più familiari ce le siamo ritrovate davanti svuotate di senso e privatizzate sotto nuovo copyright?

Così, se un assessore si sveglia la mattina e dice che i libri di certi autori vanno tolti dalle biblioteche e dalle scuole della sua provincia, succede che in un paese che ha perso la bussola i giornali pensino che questa sia una notizia da pagina “culturale”. In qualunque altro posto sarebbe cronaca, la cronaca nera di un paese sbandato, capace di scambiare la censura per recensione, la proscrizione per dibattito, la ritorsione per lezione di moralità.

Nel migliore dei casi la notizia finisce dentro un’altra narrazione, quella del caso Battisti, ottenendo di far diventare centrale un’occorrenza che è solo un pretesto. Che sia un pretesto lo evidenzia il fatto che i bibliotecari stanno già subendo - e in qualche caso denunciando – pressioni politiche per togliere dagli scaffali anche autori che con l’appello per Battisti non hanno nulla a che fare. Funziona così. Oggi l’assessore pensa che cinquanta autori siano “cattivi maestri” e "difensori dei terroristi", e vadano zittiti. Domani un altro in Piemonte penserà magari che Beppino Englaro è diseducativo per i giovani, e va zittito. Poi un altro in Friuli si sveglierà pensando che il tale autore musulmano va levato dalle biblioteche perché la cultura islamica è fondamentalista e contamina l’inclusiva e aperta cultura italiana. E' così che funziona. Per questo il nome di Battisti è una scusa. Domani sarà il nome di altro. Il mio, il tuo, il vostro, uno per ogni testa di assessore di questo mondo.

Per questo rifiuto i tentativi di spostare la questione su chi ha firmato a suo favore, e non accetterò nessun invito – Speranzon ha detto ai giornalisti che me lo avrebbe fatto pervenire - a partecipare a dibattiti che parlano di lui. Non ho firmato appelli per Battisti e penso che chi ha commesso un reato debba scontare la sua pena. Ma questo non c'entra niente col fatto che chi crede che nel 2004 a Battisti sarebbe spettato l’asilo politico in Francia abbia il sacrosanto diritto di dirlo senza rischiare di essere epurato dalle biblioteche pubbliche, né subito né sette anni dopo. E se qualcuno pensa che sia un diritto ovvio, è solo perché non ha ancora capito che in questo paese di ovvio non c’è più niente. La fine di un regno non è terra ferma, ma un tempo nebbioso dove il concetto di stabilità va rifondato con cautela. Alla fine di questa palude gli unici punti fermi su cui potremmo contare saranno quelli da cui ci siamo rifiutati di spostare il piede. 



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da L'Unità (qui)
20 gennaio 2011

Il paese dei libri vietati

di Carlo Lucarelli


La vicenda è più complessa di come appare, e lo è almeno in tre punti.
Come appare: l’assessore provinciale alla cultura di Venezia prima e l’assessore regionale veneto poi hanno invitato biblioteche e scuole a mettere al bando in quanto “cattivi esempi” gli autori firmatari di un appello a favore di Cesare Battisti circolato nel 2004. Un’iniziativa che è stata stigmatizzata da molti come la solita provocazione di certi amministratori del nord est.
I punti da approfondire.

Primo: l’appello del 2004 non era così genericamente “a favore” di Cesare Battisti. Era più complesso e passava attraverso quel caso per discutere di terrorismo, anni di piombo, legislazione passata e attuale. Ed era un appello legittimo, qualunque sia il giudizio che ognuno di noi può avere sul “caso Battisti”.

Secondo: questa storia non riguarda solo gli autori che hanno firmato l’appello. Io non l’ho fatto e non lo farei, ma mi sento ugualmente coinvolto quando qualcuno stabilisce arbitrariamente liste di proscrizione mettendo al bando libri definiti “diseducativi” non per quello che contengono - e anche in quel caso il giudizio spetterebbe soltanto ai lettori - ma perché le convinzioni personali degli autori non sono ritenute in linea con quelle di chi detiene il potere. Visto il numero crescente di autori che si stanno opponendo - anche a livello internazionale - a questa iniziativa censoria non credo di essere il solo a pensarla così.

Terzo: questa non è la solita provocazione. Bandire i libri è la conseguenza coerente di un modo di pensare stupido, ignorante, intollerante e pericoloso e che ha come obbiettivo un progetto preciso. Che storicamente già sappiamo cosa produce: roghi di libri, autori perseguitati e biblioteche vuote.


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Per approfondire:
 
Lipperatura:

Carmillaonline:

Comunicato AIB sul caso Battisticontro la censura in biblioteca, 18 gennaio 2011

L'eco del silenzio su Radio Libriamoci Web: ¡Ni una muerta más! (S.Chavez)



L'eco del silenzio 
su Radio Libriamoci Web

trasmissione del 10 gennaio 2011


da Sud De-genere (qui)

13 gennaio 2011


¡Ni una muerta más!


Della notizia dell”identificazione del corpo massacrato e mutilato di Susana Chàvez ieri (e oggi?!), in Italia, non ne scriveva nessuno, tranne Doriana Goracci su ResetItalia, le FaS e un articolo su blitzquotidiano. Trovo che anche questo sia un dato terrificante e significativo, molto.






Da Doriana una lettera della compagna Clara Ferri, che in Messico ci vive:


“Ciao a tutt*,
ho tradotto un articolo della giornalista messicana Sanjuana Martínez riguardante l’assassinio di Susana Chávez, nota attivista contro il femminicidio uccisa lo scorso 6 gennaio. È la prima vittima di femminicidio a Ciudad Juárez del 2011. Ve lo giro nel caso fosse di vostro interesse.


Clara


Ni una más


L’autrice di questa frase è stata assassinata. Si chiamava Susana Chávez e, oltre ad essere attivista contro i femminicidi a Ciudad Juárez, era poeta. Aveva 36 anni. Hanno gettato il suo corpo seminudo per strada. La testa era avvolta in un sacchetto di plastica nero. Le mancava la mano sinistra.


A Susana piaceva scrivere. Iniziò verso gli 11 anni. Era sul punto di finire un poemario. Dedicò la sua vita a denunciare le ingiustizie contro le donne. Offriva letture delle sue poesie durante le manifestazioni per le donne scomparse e assassinate.


Verónica Leitón realizzò una performance basata sulla sua poesia. Susana pubblicava su riviste e quotidiani e partecipò come modella sulla copertina promozionale del film “16 en la lista”, il cui soggetto aveva per tema i femminicidi.


Susana scrisse sul suo blog “primera tormenta” il suo ultimo pensiero: “Ho provato dolore prima che si acuisse tutta la violenza che stiamo vivendo tutti noi abitanti di questa mia città natale, Ciudad Juárez. Ma adesso provo una sensazione di vuoto, abbandono e impotenza, suppongo come molti altri. Immaginare un miglioramento per quanto mi riguarda è difficile, ma nutro ancora delle speranze perché sono una donna di fede. Viva Città Juárez!”


Il 5 gennaio ha detto a sua madre che sarebbe andata in centro con degli amici. Non ha nemmeno preso la borsa. Quel giorno è stata assassinata, ma le autorità hanno consegnato il suo corpo cinque giorni dopo. Perché?, si domandano in molti. La versione che la questura di Chihuahua vuole spacciare per vera è che si è trattato di un crimine comune che non aveva nulla a che vedere con il suo attivismo.


Hanno affermato che è stata uccisa da tre giovani diciassettenni con cui è uscita a bere una birra. L’ipotesi che sostengono è che Susana avrebbe deciso di andare a casa di uno di loro e che lì avrebbero litigato e i giovani allora avrebbero deciso di ucciderla. Non c’è nulla di chiaro. Il sospetto getta ombra sulla versione ufficiale.


I presunti assassini sarebbero Sergio Rubén Cárdenas de la O detto “El Balatas”, Aarón Roberto Acevedo Martínez detto “El Pelón” e Carlos Gibrán Ramírez Muñóz detto “El Pollo”. Dicono che Susanna abbia affermato di essere una poliziotta e che li avrebbe denunciati in quanto membri di una banda. Allora l’avrebbero messa dentro la doccia e lì asfissiata. Successivamente le avrebbero amputato una mano con una sega per farlo sembrare un atto criminale tipico della delinquenza organizzata. La questura ha scartato l’ipotesi che ci fossero delle prove di violenza sessuale, ma in teoria quello sarebbe stato uno dei motivi dell’aggressione.


Susana era così ingenua da andare a bere da sola con tre ragazzi ignoti in una casa altrettanto ignota? Era così prepotente da mentire loro affermando di essere una poliziotta e di volerli denunciare come teppisti?


Lo dubito. La sua storia personale non coincide con questi atteggiamenti. Inoltre l’autorità di Chihuahua non è stata capace di risolvere neanche un caso dei 13 attivisti sociali assassinati in un anno, di cui tre donne; ha quindi poca credibilità. Una questura che non è nemmeno stata capace di risolvere i casi di femminicidio, manca di appoggio sociale. L’anno scorso sono state assassinate 446 donne. È per questo che c’è una certa diffidenza, l’ombra del dubbio.


La questura si difende ed argomenta che Susana non partecipava più a manifestazioni contro i femminicidi da sei anni, che non era più in contatto con l’ambiente delle organizzazioni non governative che denunciano violazioni dei diritti umani, che negli ultimi anni lavorava al El Paso (Texas) come badante di anziani, e via discorrendo…


La cosa certa è che non meritava di morire così. Né lei né nessun’altra. E che Amnesty International ha richiesto un’investigazione approfondita. E che la Commissione Nazionale dei Diritti Umani ha aperto un’inchiesta. E che le ONG e i collettivi di donne non hanno intenzione di starsene zitti, né di nascondere la propria indignazione. E che molte persone pensano che il silenzio ci rende complici. C’è molto dolore accumulato, molte morti, molti assassinii che si assomigliano… l’unica cosa che ci resta da fare è continuare ad alzare la voce.


L’assassinio di Susana Chávez si iscrive invariabilmente nell’ambito dei femminicidi, un crimine che si aggiunge a quello di migliaia di donne assassinate per ragioni violente. È la radiografia della mascolinità più primitiva, quella che lacera, offende, ferisce, aggredisce, insulta e dilania la società. Abbiamo bisogno di costruire tra tutti una mascolinità senza violenza, attacchi e impunità.


Una chitarra le dà il commiato al cimitero. Sua madre mette un foglio nella bara. È la poesia che Susana Chávez scrisse in onore a una morta di Ciudad Juárez: “Sangue mio, sangue di alba, sangue di luna tagliata a metà, sangue del silenzio”.


Articolo di Sanjuana Martínez


Traduzione di Clara Ferri”


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da PeaceReporter (qui)
13 gennaio 2011


Boscimani, lotta per la vita


di Christian Elia


Il popolo africano, il 17 gennaio, davanti alla Corte per l'accesso all'acqua


La data è fissata: il 17 gennaio prossimo la Corte d'Appello dello stato africano del Botswana celebrerà la prima udienza per decidere se la popolazione dei Boscimani del Kalahari ha diritto all'acqua.


Questo antico popolo ha già dimostrato di saper lottare contro una modernità che per loro, troppo spesso, ha avuto solo il volto dell'abuso e della violenza. Nel 2002, infatti, i Boscimani hanno vinto un processo storico, ottenendo una sentenza favorevole al loro ritorno nelle terre ancestrali, quelle adesso occupate dalla Central Kalahari Game Reserve. La corte ha posto così fine agli sfratti forzati che i Boscimani hanno subito in questi anni.


Nel 2010, però, la Corte Suprema del Paese ha negato loro l'accesso al pozzo dove, da sempre, i Boscimani prendono l'acqua per vivere. Non si sono persi d'animo e, memori della vittoria del 2002, hanno presentato ricorso. Con ottime possibilità di vittoria, considerato che la sentenza che nega l'accesso al pozzo è arrivata una settimana prima che le Nazioni Unite - in colpevole ritardo - sancissero l'accesso all'acqua come un diritto umano.


La chiusura del pozzo ha costretto i Boscimani a viaggiare per ore, a piedi o a dorso d'asino, in zone inospitali del Botswana per reperire le risorse idriche necessarie alla loro sopravvivenza. Un trattamento disumano e degradante che viola tutti i parametri del rispetto dei diritti umani, come sottolinea da anni l'ong Survival che si batte per il rispetto dei diritti dei Boscimani.


I Boscimani sono suddivisi in diverse tribù e non esiste neanche un nome che li rappresenti tutti. Molti di loro utilizzano e accettano il nome Boscimani, anche se deriva dalla traduzione inglese della parola olandese/afrikans bosjemans o bossiesmans, ovvero 'banditi' e 'fuorilegge'. Le tribù parlano lingue diverse e vivono divise tra Botswana, Namibia, Sudafrica, Zimbabwe, Angola e Zambia. Vivono di caccia e agricoltura e sono riuscite a sopravvivere nel deserto per migliaia di anni. Prima dell'arrivo dei sedentari e dei colonizzatori. Dopo si calcola che le persecuzioni subite dai Boscimani abbiano causato un massacro, riducendo la popolazione da milioni che erano a sole cento mila persone.


Quelli che son rimasti, con la forza, sono stati (fino al 2002) costretti ad abbandonare la loro terra. Le principali organizzazioni internazionali indipendenti che si battono per il rispetto dei diritti dell'uomo ritengono che la causa degli sfratti dei Boscimani siano i diamanti. Le terre ancestrali dei Boscimani si trovano nel cuore della zona diamantifera più ricca del mondo. Un piano di 'pulizia etnica' che, fallito nel 2002, ha forse trovato nella sete una nuova leva per espellere i Boscimani dalle loro terre.


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da PeaceReporter (qui)
27 dicembre 2010


Italia, la criminalità che non c'è

di Maurizio Bongioanni



Un rapporto europeo sui media svela l'anomalia dei tg italiani: come lo schermo crea le paure della società


L'Osservatorio Europeo sulla Sicurezza ha diffuso un rapporto sulla rappresentazione mediatica e la percezione sociale delle notizie registrando un netto scarto tra la realtà e l'informazione, quindi tra ciò su cui si concentra l'attenzione mediatica e quello che la gente percepisce realmente.




Nel caso specifico dell'Italia, negli ultimi tre anni i timori per le dinamiche economiche sono cresciuti sensibilmente (come in tutta Europa). La disoccupazione è la voce che preoccupa di più l'italiano medio passando da un 28 percento del 2005 a un 51 percento nel settembre 2010. La qualità dei servizi sociali e sanitari si inserisce al secondo posto nella classifica delle preoccupazioni, rimanendo stabile negli anni. Medaglia di bronzo per una voce in calo: l'immigrazione che passa dall'11 percento del 2005 al 9 percento del 2010.


Ma la sensazione è un'altra: a sentire il tg sembra che il primo problema sia come arginare la criminalità.
Cerchiamo di approfondire: la fotografia degli argomenti trattati dai tg nazionali mostra chiaramente che si dà spazio prima di tutto alla politica interna (17 percento contro una media europea del 10 percento), poi si parla di costume e Società (13 percento contro 5 percento) e di criminalità (10 percento contro 5 percento). In Europa si parla più di politica estera, lavoro ed economia. In Italia di pastoni politici, delle nonne più giovani d'Italia e di immigrati ladri e assassini. L'opinione pubblica è preoccupata per il lavoro ma i media italiani non ne parlano molto, preferendo il tema criminalità e politica interna.


Vediamo nel dettaglio come i tg si dividono questo compito: Mediaset è il canale che dedica più spazio alla criminalità, inseguita dalla Rai. Tg5 e Tg1, in particolare, ne parlano ogni giorno dando vita a un processo che viene chiamato di "criminalità pervasiva": mentre gli altri canali europei trattano la stessa notizia per più giorni in Italia si tendono a utilizzare notizie 'usa e getta'. Un giorno un figlio uccide la madre a martellate, il giorno dopo il vicino fa fuori moglie figlio e zia, al terzo giorno il nipote spranga in casa i nonni per rubargli la pensione. Non c'è alcuna continuità: solo il macabro piacere di raccontare quotidianamente un nuovo episodio di violenza. Solamente Rai3 e Rete4 (che preferisce parlare di altro) si scostano da questa tendenza. Il fatto è che la rappresentazione mediatica di un timore che non esiste, se non in misura contenuta, contribuisce a innalzare la percezione di tale problema. Secondo i dati della ricerca, infatti, il numero di reati è rimasto stabile negli anni. Quello che è cresciuto è il numero di notizie sugli atti criminali, con una punta estrema toccata nell'anno 2007 (per maggior precisione quando c'è stato il cambio di Governo, da Prodi alla vittoria schiacciante di Lega Nord e Pdl: uso strumentale del tema sicurezza?), crescita delle notizie che ha innalzato il livello di percezione in alcuni casi raddoppiandola rispetto al numero di reati realmente commessi.


Ma una persona potrebbe dire: in Italia esiste la criminalità organizzata che contribuisce alla notiziabilità di questi eventi. Ma anche questo, purtroppo, non è vero. Perché dal 5 aprile al 4 giugno 2010, ad esempio, sono state date dal notiziario in prima serata qualcosa come 15mila notizie di crimini violenti (cioè escludendo furti, rapine e droga) contro le 1947 dedicate al tema della mafia.
E se trasportiamo il confronto a livello europeo, ecco i risultati più clamorosi. Prendiamo Rai1: in base a dati del primo trimestre del 2010, l'emittente italiana ha una rappresentazione mediatica delle notizie di criminalità doppia rispetto alla Tve spagnola, due volte e mezza la Bbc britannica e la France2, più di dieci volte rispetto la Ard tedesca. Nello stesso periodo preso in considerazione Ard ha dato 34 notizie contro le 431 di Rai1, quindi la media italiana è di più di due notizie al giorno. E mentre le 34 notizie tedesche fanno riferimento per lo più a due casi (abusi su minori che hanno sconvolto l'intero paese) coprendo quindi il 58 percento delle notizie date, in Italia i grandi delitti occupano il 9 percento dell'agenda reati. Le altre notizie sono spesso date una volta sola.
Per concludere: mentre è la paura di perdere il posto di lavoro (o di non trovare una prima occupazione, nel caso dei giovani) a generare la principale inquietudine della società italiana, l'agenda di notizie diffusa dai media italiani verte in principal modo sui temi della criminalità (accompagnati da politica interna e costume) dando vita in certi casi a una chiara strumentalizzazione politica del tema sicurezza e in altri a una superficiale spettacolarizzazione da prodotto di intrattenimento (infotainment).


  

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