lunedì 17 maggio 2010

Avvelenati - Oltre 50 relitti sono stati affondati tra Ionio e Tirreno calabro a partire dagli anni ‘60

 
Avvelenati
(qui)

da PeaceReporter
14/05/2010

“Questa storia dev’essere raccontata, perché sta uccidendo la nostra gente”

Neanche i Cani.
"Nemmeno i cani trattano cosi la cuccia nella quale dormono", dice Antonio Nicaso, 17 libri di ‘ndrangheta alle spalle, una delle maggiori autorità mondiali in materia, consulente Unico Fbi sulla criminalità organizzata in Calabria. Sa bene di cosa parla quando analizza lo scempio che le Ndrine hanno fatto della loro regione: oltre 50 relitti sono stati affondati tra Jonio e Tirreno calabro a partire dagli anni ‘60, e chissà quante di queste carrette del mare contenevano scorie tossiche o peggio, materiale nucleare radioattivo. Le liste degli assicuratori navali londinesi ‘Lloyd's'' che pubblicano nel loro libro i cronisti calabresi Manuela Iatì e Giuseppe Baldessarro (‘Avvelenati' Città del Sole Edizioni, 16 euro) è di sicuro attendibile. "E non vuol dire - spiega Baldessarro - che tutte siano state affondate perché cariche di scorie avvelenate, ma di sicuro esiste un fenomeno sul quale i politici italiani
dovrebbero indagare. Esistono decine di potenziali Navi dei veleni nei nostri mari,e non ci possiamo accontentare di una singola ispezione del Ministero dell'Ambiente in novembre, per stabilire che la nostra gente è fuori pericolo". Baldessarro si riferisce ai rilievi disposti dalla ministro Prestigiacomo su di un relitto che nel novembre scorso aveva suscitato allarme al largo di Cetraro, provincia di Cosenza, medio Tirreno. Il relitto individuato dalle ispezioni ministeriali non corrispondeva alle descrizioni del mercantile ‘Cunski' che si credeva trasportasse materiali velenosi, e fosse stato affondato lì dalle ecoMafie. "Le rilevazioni degli ispettori non ci dicono cosa ci sia dentro quella nave al largo delle coste calabresi, ma non ci chiariscono se vi siano altri relitti in zona. E noi sappiamo che ve ne sono a decine. I cittadini italiani avranno diritto di sapere se la loro salute è in pericolo, viste le alte incidenze di tumori in zona?" sostengono gli autori. Vicende torbide, con la partecipazione della Ndrangheta, si agitano intorno alle ‘Navi a Perdere' calabresi; soprattutto per quei 4 pentiti delel Ndrine (in una terra dove i pentiti di Mafia si contano sulle dita..) che hanno rilasciato dichiarazioni spontanee sull'argomento; "largamente inattendibili e smentiti dai fatti" secondo Baldessarro.. Come se sulla vicenda convenisse a qualcuno confondere le acque e rimestare nel torbido...

Ma che ce ne fotte a noi del mare! "Cumpari, ma se seminiamo tutta ssa merda in mare lo roviniamo!" "Ma che me ne fottE del mare! Coi soldi che ci danno pi st'operazione, il mare ce lo andiamo a trovare ai Tropici!" Questo è pressappoco il succo della conversazione che Natale Iamonte, boss di Melito Porto Salvo, ha sul telefonino intercettato con un affiliato del suo clan; commentano l'affondamento della ‘Rigel' della società maltese May Fair Shipping, sottonoleggiata a un broker scandinavo, che a sua volta aveva affittato la nave a un terzo broker e così via. Nel settembre 1997 caricano di candelotti il mercantile e lo affondano al largo di Capo Spartivento; uno degli angoli più suggestivi di Calabria, non lontano da dove le tartarughe Caretta Caretta si adagiano a nidificare in luglio, una tra le poche spiagge del Mediterraneo a poter assistere a questo rituale di vita, contaminata dalla morte. Morte dai carichi radioattivi, che venivano procurati dall'ingegnere-faccendiere Giorgio Comerio, padanissimo e immischiato anche nella vicenda di traffico di rifiuti nucleari verso le coste desolate somale, conclusosi con l'assassinio della giornalista Rai Ilaria Alpi e del tecnico Hrovatin. Solo uno, dei tanti casi che troverete in questo accurato racconto del primo martirio da scorie di un popolo intero, descritto in ogni suo risvolto: rifiuti tossici, scorie nucleari, materiali radioattivi, "che continuano a sparire in Italia - conclude Baldessarro - per andare dove non si sa. Forse i politici dovrebbero cercare di capirlo e spiegarlo "

Gli autori Manuela Iatì e Giuseppe Baldessarro sono delle mosche bianche nel panorama dell'informazione italiana del Duemila: hanno un'abitudine un po' demodé. Si sono fatti strada nel lavoro contando solo sul loro impegno e preparazione e senza santi in Paradiso. Ora ‘coprono' quella disgraziata regione per il maggiore network televisivo mondiale - lei- e per il maggiore quotidiano italiano - lui. Baldessarro sabato viene premiato come ‘Cronista dell'anno' per ‘'aver descritto nelle sue cronache la nuova mafia, più ricca e potente del mondo". Il riconoscimento intitolato a ‘Pippo Fava' gli verrà consegnato a Roseto degli Abruzzi. Chi legge questo libro non avrà risposte. Non leggerà tirate retoriche. Verrà posto di fronte a dei dubbi, a delle domande e sarà costretto a interrogarsi sul nostro Paese. Altra cosa fuori moda di questi tempi: vi chiederete, se deciderete di leggerlo, che Governo è quello che lascia che nella Valle del fiume Oliva in Calabria depositi di scorie nucleari, accertati da diversi rilevamenti e da carotaggi del terreno sulle sponde, senza che siano rimossi in un territorio che potrebbe essere un eden naturale, boschivo e senza industrie, dove ci sono cluster tumorali con incidenze maggiori che nella Seveso e nella Brianza del disastro della Diossina, negli anni '70. E questo Governo da sei mesi, quando furono scoperti i livelli degli isotopi radioattivi, anormali, non ha fatto nulla. Non un intervento, non una task force per rimuovere immediatamente i veleni che stanno facendo morire come mosche i calabresi. In questi tempi di Lega, ci sono terroni ancora più terroni degli altri terroni. Cosa importa se vivono tra la spazzatura nucleare?


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