sabato 22 gennaio 2011

L'eco del silenzio su Radio Libriamoci Web: Giornata mondiale sulla disabilità e alcuni episodi di razzismo


L'eco del silenzio 
su Radio Libriamoci Web


trasmissione del 7 dicembre 2010




da FrancaMente blog senza barriere di Vita.it (qui)
30 novembre 2010

Sognando il 3 Dicembre


di Franco Bomprezzi

“I have a dream!”. Già, si fa presto a dire. Generazioni, ci vogliono. Anni e anni. Poi arriva Obama, e resti pure deluso. Perciò i sogni servono per sognare. Sognare aiuta a vivere. Vivere è fondamentalmente l’unica cosa che sappiamo fare tutti. Anche morire, in teoria. Ma non è del tutto vero. Perché non tutti sappiamo morire. Sicuramente non sappiamo nascere, c’è una mamma che ci fa nascere. Fosse per noi rimarremmo lì dentro, al caldo, protetti, con il dito in bocca.
Eppure io ho un sogno. E’ il 3 dicembre del 2032. Ho compiuto da poco 80 anni. Sono ancora vivo, più o meno. Le ossa erano meno fragili del previsto. Il respiro non mi ha ancora tradito. La testa non vaneggia del tutto, anche se tendo a ripetere sempre le stesse cose. Mi muovo con una carrozzina a energia solare. Giro per le strade di Milano, esco di casa senza problemi, fa un po’ freddo, ma sono ben coperto. Non guido più da qualche anno, perché penso che a una certa età è meglio prendere i mezzi pubblici piuttosto che essere io un pericolo pubblico. Arrivo facilmente alla fermata della metropolitana. Un ampio ascensore a vetri si apre e mi accoglie con un cicalino. Dentro è tutto pulito. Scendo a livello dei binari. Mi oriento facilmente, seguendo i segnali ben visibili e a caratteri grandi. Raggiungo la linea Azzurra. Il treno si ferma proprio davanti a me, le porte si aprono, esce una hostess molto carina che mi chiede se ho bisogno di aiuto. Io le dico che posso fare da solo, ma che ovviamente sono felice se mi fa strada. Mi chiede dove voglio andare. “Non lo so”, rispondo. “O meglio, non ricordo. Si avvicina Natale, ma non è questo il punto. Oggi è il 3 dicembre, e voglio andare in Comune, ad ascoltare il sindaco della mia  città che parla a tutti i cittadini di come Milano sia diventata la città per tutti, ma proprio tutti”. Lei mi sorride e mi dice: “Certo, Cavalier Bomprezzi, la stavamo aspettando”. E mi fa strada fino al posto ampio e largo che è destinato alle carrozzine solari, una piastra sul pavimento consente di ricaricare le batterie durante il tragitto. La hostess resta accanto a me per tutto il tempo. Arriviamo in piazza del Duomo.
Scendo dalla metro, risalgo in superficie con un altro ascensore velocissimo, nel quale entrano tutti, non solo le persone con disabilità, ovviamente. Molti mi salutano, si ricordano delle nostre battaglie di tanti anni fa. Ci sono in Galleria tanti altri reduci, vecchi disabili ossuti, alcuni con le stampelle, altri con il bastone bianco a raggio laser. Poi vedo una coppia di anziani con sindrome di Down, accompagnati dai loro figli, bellissimi. I giornalisti e i fotografi sono tutti lì, davanti a palazzo Marino. Mi aspettano, perché il 3 dicembre devo parlare in Comune. Il sindaco, un milanese di origini cinesi, ormai di terza generazione, ha organizzato un Memorial della giornata internazionale delle persone con disabilità, giusto per non dimenticare. Infatti ormai da dieci anni non ce n’è bisogno, di questa giornata celebrativa. Superata la Grande Crisi, infatti, Milano e l’Italia hanno deciso di investire sul welfare, sulla qualità della vita di tutti, per tutti. Non solo per i disabili, ovviamente. L’hanno chiamata la generazione “del pensiero globale”. Non del mercato globale. Del pensiero. Pensare per tutti, in modo che tutti si sentano cittadini del mondo e nel mondo.
E’ stato un periodo incredibile, investimenti, progetti, giovani e anziani insieme a costruire un futuro a misura di tutti. Bastava leggere la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e applicarla, punto per punto. Il sindaco si è ricordato che tanti anni prima mi avevano dato l’Ambrogino d’Oro perché mi ero impegnato nella comunicazione a favore delle persone con disabilità. Io me l’ero scordato, si sa che l’età gioca dei brutti scherzi. Ora entro in sala del consiglio, da solo, manovrando sul joystick, e arrivo al tavolo degli ospiti. Parlo: “Grazie a tutti. Grazie davvero. Sono commosso per questo momento di ricordo e di celebrazione. Il merito è di tutti, della comunità nazionale, regionale e locale. Ormai da tempo, infatti, le persone con disabilità grave possono avere assistenza domiciliare e ausili, in abitazioni confortevoli. I bambini con disabilità entrano a scuola accolti da una festa. Quando diventano grandi e si diplomano, o si laureano, superano agevolmente i test attitudinali e vengono assunti, in men che non si dica, da aziende socialmente responsabili, che in realtà sono felici di avere lavoratori solerti e puntuali. I genitori finalmente hanno ritrovato tempo libero ed energia, perché i loro figli vengono presi in carico dall’intera comunità. Il volontariato funziona bene, finanziato dal 10 per cento delle dichiarazioni dei redditi (il 5 per mille era davvero troppo poco, come ammise Tremonti, tanto tempo fa, proponendo questa clamorosa riforma: “dal 5 per mille al 10 per cento”). In realtà, cari amici milanesi, ormai da anni non parliamo più di disabilità, perché non ce n’è bisogno. Ognuno è come è, con le sue caratteristiche personali, pregi e difetti, alti, bassi, magri, grassi, intelligenti, meno sagaci, miopi, presbiti, ciechi, sordi, autistici, biondi, uomini, donne, senza alcuna distinzione. Bastava leggere l’articolo 3 della Costituzione, del resto. Bastava leggerlo e applicarlo. Finalmente è successo. Alle persone con disabilità anziane, del resto, in considerazione del lungo impegno che hanno dovuto dimostrare per sopravvivere in questi difficili decenni, viene garantito un vitalizio e l’assistenza a domicilio, 24 ore al giorno.  Io ho più di ottant’anni, e sono orgoglioso di vivere qui, di essere qui. Il mio sogno si è realizzato. La mia vita è coronata dall’avverarsi del mio sogno. Perciò, cari amici milanesi, ora finalmente posso riposare. Anzi, ora vado a dormire, torno a crogiolarmi nel mio sogno”.
Clic. Accendo la luce. Guardo l’ora. E’ quasi mezzanotte. Mi devo essere assopito. Mancano pochi giorni al 3 dicembre 2010. Il computer è ancora acceso. Leggo i documenti delle associazioni: “Azzerato il fondo nazionale per le non autosufficienze… Tagliato il fondo per le politiche sociali… tagliato il 5 per mille…”. Non mi sento tanto bene. Quasi quasi mi addormento di nuovo. Che bello il mio sogno. Lasciatemi dormire. Sono stanco.

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Dal sogno al reale, ma forse passando dall'incubo, in un click.


da Repubblica.it Roma (qui)4 dicembre 2010

"La Costituzione non si applica ai disabili" bufera sulle dispense del Comune di Roma

di Laura Mari e Giovanna Vitale

Lo strafalcione nei testi del Formez Italia destinati alla formazione dei funzionari pubblici. Alemanno costretto a cancellarli dal sito. A denunciare l'episodio i deputati pd Argentin, Verini e Coscia"

Sul sito del Comune di Roma sono state pubblicate frasi contro i disabili". A denunciare l'episodio di razzismo sono i deputati del Pd Ileana Argentin, Walter Verini e Maria Coscia, che hanno presentato un'interrogazione al governo. Secondo i tre parlamentari, sulle dispense messe online sul sito Formez Italia e destinate alla formazione dei funzionari pubblici del Comune di Roma sarebbero presenti "frase discriminatorie nei confronti dei portatori di handicap".

A finire sotto accusa sono, in particolare, le dispense di diritto costituzionale presenti sul sito nella sezione "Roma Capitale - Corso per funzionario amministrativo". "Chiunque può leggere le dispense di diritto costituzionale piene di strafalcioni giuridici - dicono Argentin, Verini e Coscia - e, cosa ancora più grave, di affermazioni discriminatorie come la seguente: "L'articolo 3 della Costituzione nella prima parte enuncia il principio di uguaglianza, formale in quanto esseri umani (assenza di norme discriminatorie). Non bisogna però considerare uguali a noi persone in condizioni inferiori alle nostre (handicappati)"". Parole che i deputati del Pd considerano "di estrema gravità. È una indecenza senza pari - dicono - che queste cose siano scritte sul sito del Comune di Roma".

In serata, il Campidoglio è corso ai ripari. "Il dipartimento Risorse umane - si legge in una nota ufficiale - ha chiesto a Formez Italia di rettificare il passaggio assai sconcertante contenuto in una delle dispense e di riformularlo in termini aderenti a quelli che sono i principi ispiratori della nostra carta costituzionale. Il contenuto - conclude la nota - sarà immediatamente rimosso dalle pagine del portale".

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Ancora un altro passo verso la nostra distopia nazionale, stiamo procedendo e... Di corsa!


da il mattino di Padova (qui)
5 dicembre 2010

Lega: basta contributi alla Maratona di Padova, perché vincono sempre i neri
La scure della Provincia rischia di abbattersi sulla Maratona del Santo. Il leghista Pietro Giovannoni ha indicato la linea durante la seduta del Consiglio provinciale: basta contributi, perché vincono "atleti africani o comunque extracomunitari in mutande". Salvo poi cercare di correggere il tiro una volta scoppiato il caso: "Gli ingaggi sono troppo alti"

PADOVA. La dodicesima edizione, organizzata come sempre da Assindustria Sport Padova, si svolgerà il 17 aprile 2011. E, com'è accaduto in passato, saranno gli atleti stranieri i grandi favoriti della Maratona di Sant'Antonio, che ogni anno spinge migliaia di atleti a correre lungo il percorso del Santo fino in Prato della Valle a Padova. Non a caso il 25 aprile 2010, sul gradino più alto del podio, è salito, tra gli uomini, Gilbert Chepkwoni. Mentre tra le donne si è imposta Rael Kiyara. Entrambi keniani.

Un predominio del "continente nero" che non va giù alla Lega Nord. Meglio allora, come ha sostenuto ieri sera, in Consiglio provinciale, l'esponente del Carroccio Pietro Giovannoni - intervenuto nel dibattito sul tracciato della gara - che gli enti locali non continuino a finanziare una manifestazione alla quale in maggioranza partecipano "atleti africani o comunque extracomunitari in mutande".

Giovannoni, 66 anni, di Vigonza, titolare con la figlia di un'azienda dolciaria a Caselle di Altivole, non è nuovo a provocazioni e battute di dubbio gusto. Qualche mese fa, durante la discussione in Consiglio provinciale della mozione contro l'omofobia, parlò di "culattoni e lesbiche". Giustificandosi poi per l'uso del termine ingiurioso con il fatto che "in Veneto si dice così".

Anche questa volta, appena scoppiato il caso il consigliere provinciale della Lega Nord ha cercato di aggiustare il tiro, sottolineando la necessità di non spendere soldi per ingaggi troppo alti (ascolta l'audio). Non distinguendo, peraltro, tra una gara vera e propria e una manifestazione non competitiva.

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