sabato 10 aprile 2010

Berlusconi denunciato alla Corte europea dei diritti dell’uomo: silenzio dei media italiani

Legality of Berlusconi’s Television Monopoly Challenged (qui)

Europe’s Top Court Urged to Address Italy’s Media Pluralism Gap

Press Release

Date:
March 11, 2010
Contacts:
Rachel Aicher (U.S.)
raicher@sorosny.org
(w) / 1-917-294-2641 (m)

Luis Montero (Europe)
luis.montero@osf-eu.org
+44-20-70311704 (w) / +44-7798737516 (m)
New York/Strasbourg—Prime Minister Silvio Berlusconi's control over television broadcasting in Italy goes against European democratic standards, the Open Society Justice Initiative argued in a brief filed today with the European Court of Human Rights. The Italian broadcaster bringing suit, Centro Europa 7 s.r.l., has been denied access to the airwaves for almost a decade.
"This case highlights the failure of successive Italian governments to deal with the twin problems of concentrated control and conflict of interest in broadcasting," said James A. Goldston, executive director of the Open Society Justice Initiative. "The Italian situation is unacceptable for a democracy, and we are calling on the European Court to uphold the principles of media pluralism."
In 1999, Italian authorities granted Centro Europa 7 a license to operate a national television station but failed to offer it an actual operating frequency until December 2008. The frequency should have been relinquished under national anti-trust law by the Mediaset Group, Italy's dominant private broadcasting company. Mediaset operates the country's top three private television channels and is controlled by the Berlusconi family.
"Italy has the most concentrated television ownership in Europe," said Goldston. "This lack of diversity can stifle debate and limit the public's access to information and critical perspectives."
As head of government, Berlusconi also has indirect authority over Italy's state-owned public service broadcaster, Radiotelevisione Italiana (RAI). Together, Mediaset and RAI jointly control roughly 90 percent of audience and advertising revenue shares nationally. Centro Europa 7 claims the frequency it was finally granted in 2008 was squeezed out of RAI's existing frequencies and is unsuitable for operating a national television network across Italy.
In 2004, both the Council of Europe and the European Parliament condemned the open conflict of interest between Mr. Berlusconi's media interests and his political responsibilities when in government, yet the situation persists. The current government has been repeatedly accused of partisan interference with RAI's editorial choices.
The Justice Initiative intervened in this case as an independent third party acting in the public interest.

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BERLUSCONI DENUNCIATO PER VIOLAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO

14/03/10



L'11 marzo 2010 la “Open Society Justice Initiative”, in qualità di terza parte indipendente che agisce solo nel pubblico interesse, ha depositato un istanza presso la Corte europea dei diritti dell'uomo in cui viene denunciato il non rispetto delle norme europee democratiche sul pluralismo dei media e sulla illegittimità del controllo televisivo di radiodiffusione televisiva in Italia detenuto dal primo ministro Silvio Berlusconi. Viene anche rilevato che all'emittente “Europa7” da più di un decennio viene di fatto negato l'accesso ad uno spazio televisivo.

James A. Goldston, direttore esecutivo dell'Open Society Justice Initiative, ha dichiarato “Questo caso evidenzia il fallimento dei governi italiani che si sono succeduti nel tempo ad affrontare il duplice problema del controllo dei media concentrato su una singola persona ed il conflitto di interessi nelle trasmissioni. La situazione italiana è inaccettabile per una democrazia e noi chiediamo alla Corte europea di sostenere i principi del pluralismo dei media".
Nel 1999 le autorità italiane hanno concesso a “Europa 7” una licenza per operare attraverso una stazione televisiva nazionale ma questa operatività non è mai riuscita a concretizzarsi fino a dicembre 2008, quando si sarebbe dovuta liberare una frequenza a lei destinata. In realtà “Europa 7” ancora oggi non è stata messa in grado di operare.

Goldston aggiunge “L'Italia ha la più alta concentrazione di controllo televisivo accentrato in un singolo individuo rispetto a tutto il resto dell'Europa. Questa mancanza di pluralità può soffocare il dibattito e limitare l'accesso del pubblico alle informazioni e alle prospettive critiche".
Come capo del governo Silvio Berlusconi controlla indirettamente la televisione pubblica dello Stato ,la RAI, che insieme alla sua più diretta proprietà, Mediaset, gli permette di esercitare il controllo su circa il 90% delle trasmissioni televisive su territorio italiano.

Nel 2004 sia il Consiglio d'Europa che il Parlamento europeo hanno condannato l'aperto conflitto di interessi che Berlusconi ha a causa di suoi interessi professionali privati e delle sue responsabilità politiche, ma la situazione da allora persiste inalterata e questa circostanza ha fatto si che l'attuale Governo venisse ripetutamente accusato di eccessiva ingerenza con le scelte editoriali della RAI, diretto concorrente finanziario dell'impero Mediaset di Berlusconi.

Il comunicato ufficiale della “Open Society Justice Initiative


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Berlusconi denunciato alla Corte europea dei diritti dell’uomo: silenzio dei media italiani (qui)

Nell’ultimo mese, sui quotidiani e in televisione, si è letto e visto di tutto. Molto spazio, come naturale che sia, è stato dedicato alle elezioni regionali. Tra le notizie principali, in mezzo alle solite questioni politiche, ai “coccodrilli” che ricordano persone come Maurizio Mosca e il giudice di “Forum” Santi Licheri, ai tragici anniversari (polemici) di terremoti, si affiancano le particolari eliminazioni dall’ “Isola dei Famosi” o le sfide di  “Amici“.
Non solo: è stata incentrata l’attenzione su “casi congelati“, sulla pedofilia e sulla delicata questione dell’aborto. Il filo conduttore dei tre argomenti è la Chiesa. Che, proprio in corrispondenza della Quaresima, ha vissuto davvero un periodo di “passione”. Ancora più recenti sono le rivolte popolari in Kirghizistan e in Thailandia. Mentre, in Italia, qualcuno fa la voce grossa su potenziali censure in seno al principale telegiornale nazionale, con la curiosa rimozione di alcuni tra i più noti anchormen. Malignamente c’è chi osa paragonare le vicissitudini della Repubblica ex URSS e della regione siamese con quelle del Bel Paese.
Ma, si sa, la Penisola è uno Stato civile. Altrimenti non si avrebbe un “legittimo impedimento“, “finalmente” sottoscritto due giorni fa dal Presidente della Repubblica, capace di sospendere per 18 mesi i processi riguardanti i membri dell’intero Esecutivo. Tralasciando le singole e specifiche questioni, si può notare un’informazione allargata e molteplice, sia in pareri che argomenti. I direttori spaziano dal serio al faceto, sforzandosi di integrare cronaca e curiosità locali. Certo, errori e “buchi” sono impossibili da evitare e, per chi è senza peccato, resterebbe da scagliare la proverbiale prima pietra. Difficile che qualcuno lo faccia. Tuttavia, mettere in evidenza opportune “lacune” si può.
Come detto, nessuno mette in discussione la pubblicazione di una scaletta a discrezione dei responsabili delle testate. Di conseguenza, perché si deve venire a sapere dai blog, notoriamente media indipendenti e non soggetti a restrizioni editoriali, che il Capo del Governo, da quasi un mese a questa parte, è stato denunciato alla Corte Europea dei Diritti Umani? Non si parla di una querela, che deve essere analizzata preliminarmente in Procure, o una mera citazione al fine di ottenere un risarcimento danni riguardante individui circoscritti. La CEDU, ossia la stessa che si è occupata tempo fa della rimozione del crocifisso dalle aule italiane, ha comunque un peso non indifferente in materia legale, occupandosi, guarda caso, di libertà e diritti fondamentali. Quelli a cui il Primo Ministro terrebbe molto.
Paradossalmente, tale violazione riguarderebbe proprio il Cavaliere. Quest’ultimo, secondo la ”Open Society Justice Initiative”, ente affiliato ad un altro personaggio controverso come George Soros, è reo di aver impedito il corretto flusso democratico e pluralista dei mezzi informativi. Una dimostrazione concreta avanzata alla Corte, oltre alla circostanza che vede il principale membro del Governo proprietario di più network, è il conflitto Rete 4 – Europa 7. Per sommi capi, la seconda delle due emittenti ebbe diritto a sostituire il canale Mediaset nei palinsesti. Con l’introduzione della Legge Gasparri del 2003 (facile immaginare chi sedesse a Palazzo Chigi) e nonostante i ricorsi al TAR del Lazio e Consiglio di Stato, nonché i pareri duri e fermi della Corte di Giustizia Europea, la rete ben identificata dai TG di Emilio Fede e dai film di Bud Spencer e Terence Hill rimane tuttora, e contro le originarie decisioni, su quelle frequenze che dovevano essere cedute. Ancora più in breve, Rete 4 sarebbe “abusiva”.
È comprensibile che i giornalisti di un certo livello non vogliano parlare sempre e solo della solita persona. Non si sa mai: qualcuno potrebbe scambiare il diritto di cronaca per persecuzione politica e sociale.

Scritto da Leonardo Mangini in data 9 aprile 2010
  

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