domenica 23 gennaio 2011

L'eco del silenzio su Radio Libriamoci Web: Buone notizie per un buon Natale


L'eco del silenzio
su Radio Libriamoci Web


trasmissione del 20 dicembre 2010

Qualche notizia positiva per salutarvi prima della pausa natalizia!
da PeaceReporter (qui)
16 dicembre 2010

Farc: 5 prigionieri presto liberi in onore di Piedad Cordoba

di Stella Spinelli

Saranno liberazioni unilaterali per dare un segnale forte dell'intenzione della guerriglia di procedere sulla via della pace e per sottolineare l'ingiustizia che ha portato all'allontanamento della ex senatrice dalle cariche pubbliche 

Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno annunciato la liberazione unilaterale di cinque prigionieri di guerra da anni nelle loro mani, quale gesto di solidarietà nei confronti della ex senatrice Piedad Córdoba, estromessa dalla vita pubblica nel settembre scorso per decisione del procuratore generale Alejandro Ordoñez. Il motivo, l'aver "collaborato e promosso le Farc durante il periodo compreso fra il 15 agosto e il 20 novembre 2007 e di aver continuato anche nei mesi dopo, fino al 2010". Un'accusa pesante e non corroborata da nessuna prova, e che suona quale persecuzione politica per il ruolo centrale ricoperto dalla politica liberale, molto vicina al venezuelano Hugo Chavez, nei processi di liberazione che proprio da quel novembre 2007 si sono susseguiti con grande successo. In una lettera indirizzata proprio alla Cordoba, le Farc, nel ringraziarla per l'impegno dimostrato, le annunciano la decisione quale segno di riconoscenza.

"Spinti dal più giustificato degli imperativi etici, ci rivolgiamo a lei per esprimerle, in questo momento cruciale della sua vita politica, tutta la nostra solidarietà incondizionata per il brutale sopruso subito dalla Procura Generale della Nazione contro il suo sforzo umanitario per la pace in Colombia - scrive il Segretariato delle Farc -. La decisione del Procuratore è una vera buffonata giuridica e politica, scaturita dalla pressione malata, dall'odio e dalla rappresaglia dell'ex presidente Uribe, capo indiscutibile, finora impunito, del paramilitarismo e della para-politica colombiana".

La lettera continua annunciando le liberazioni, precisando che avverranno in base alle garanzie che il governo Santos saprà fornire, e imponendo quale imprescindibile condizione che sia la ex senatrice a ricevere i prigionieri, in barba alla decisione di Ordoñez. Il quale, secondo le Farc, "è più prevaricatore che procuratore. Inabilitando per diciotto anni la senatrice, pretendendo la sua morte poltitica, non solo esagera usurpando funzioni proprie del Consiglio di Stato, ma lo fa in relazione a presunti dati contenuti in un computer (quello di Raul Reyes, numero due delle Farc ucciso nel marzo 2008 ndr) che quindi non possono costituire prova giuridica perché prima manipolati dalla piolizia". Quindi ancora: "In questo caso non c'è diritto alla difesa, né al dovuto processo. Nessuno ha giudicato Piedad Córdoba. Paradossalmente, i funzionari delinquenti che la spiavano per incriminarla adesso fuggono all'estero cercando di farsi gioco della giustizia".

Eppure le Farc insistono ricordando come la Córdoba abbia agito con l'avallo dell'Esecutivo e rispettando i dettami della Costituzione. "Non esiste nessuna Farc-politica - come avevano definito il modus operandi della ex senatrice durante la mediazione - si tratta di un termine ingannevole ideato dal capo paramilitare che ha occupato la presidenza della Repubblica per otto anni (Alvaro Uribe ndr.) per sviare l'attenzione sulle sue responsabilità penali nel caso della para-politica". Si tratta di uno scandalo che da anni infanga la politica colombiana. Paramilitari armati e senza scrupoli sono stati usati per compravendita di voti e propaganda armata in favore di alcuni partiti politici tutti legati a Uribe. "Il capo paracos, Salvatore Mancuso, si è spesso vantato del fatto che il trenta percento dei parlamentari erano stati eletti grazie al suo intervento e che grazie a pressioni, frodi elettorali e finanziamenti in dollari, il paramilitarismo aveva contribuito a eleggere per ben due volte il presidente della Repubblica". Per questo, secondo l'organizzazione guerrigliera più longeva al mondo, non può esistere un'equivalente Farc-politica, visto che "mai la guerriglia ha cercato di orientare la gente a votare per Piedad Córdoba. Non abbiamo mai partecipato a dibattiti elettorali da quando l'intransigenza dell'oligarchia ha massacrato l' Unión Patriótica (il partito politico che incarnava i principi della guerriglia e che è stato sterminato in pochi anni nel sangue ndr.)".

Nella lettera l'organizzazione guerrigliera si rivolge anche al paese, invitandolo a lavorare per la costruzione di un'alternativa politica alla guerra, iniziando a ribellarsi al tentativo di "convertire in delitto la lotta per la pace". Quindi le Farc ribadiscono la volontà di arrivare a una pace, precisando che il tavolo di dialogo dovrà essere corroborato da un'Assemblea nazionale costituente che dia concretezza alla pace.

E quindi via con la lista di coloro che torneranno liberi: il maggiore di polizia, Guillermo Solórzano; il capo dell'esercito Salín Sanmiguel, il soldato di marina Henry López Martínez, e i presidenti del consiglio municipale di San José del Guaviare, Marcos Vaquero, e di Garzón, Huila Armando Acuña. Scambi unilaterali, che però non significano il venir meno della ricerca dello scambio umanitario. "Continuiamo nel proposito di cercare che venga liberato Simón Trinidad - esempio del decoro e della fermezza del rivoluzionario delle Farc, e il ritorno dei nostri dalle carceri statali". Quindi concludono: "Senatrice, condividiamo con lei e con l'immensa maggioranza dei nostri compatrioti che la guerra non può essere il futuro della Colombia".

Una lettera a cui Córdoba ha già risposto, dicendo come questo annuncio alimenti la speranza in una soluzione politica del conflitto sociale e armato interno, e precisando che il governo l'ha già autorizzata a lavorare per concretizzare le suddette liberazioni. E infatti, la ex senatrice ha già incontrato i familiari degli ostaggi indicati dalle Farc, supervisionata dal portavoce del governo, Eduardo Pizarro Leongómez. Nel tranquillizzarli sulle concrete speranze di buona riuscita di questo processo di liberazione, ha precisato che comunque non avverrà prima di un mese.

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da PeaceReporter (qui)
9 dicembre 2010

Il vecchio e la guerra

di Matteo Dell'Aira*

Abdullah è un anziano afgano ricoverato per una ferita all'ospedale di Emergency a Lashkargah. Ha vissuto gran parte della sua vita sfiorando la guerra: alla fine l'ha incontrata 

Dice di avere ''almeno'' novant'anni.
Ha gli occhi buoni, Abdullah.
Ringrazia sempre tutti, quando gli si porta il cibo o quando gli si cambia la medicazione.

Non sa leggere né scrivere, è vissuto sempre a Musa Qala, un distretto a quattro ore di macchina a nord di Lashkargah.
All'inizio gli è stato spiegato che il tappo del succo di frutta va svitato, altrimenti non esce nulla.
E' la seconda volta in tutta la sua vita che arriva in questa città, la prima con alcuni dei suoi figli, ne ha undici, a portare il cotone da vendere.
La seconda è questa, per essere ricoverato nel nostro ospedale.
Non ha nemmeno mai visto Kabul in tutta la sua vita.

Si ricorda del tempo di re Zair Shah,''che voleva aprire molte scuole'' nel suo distretto. Ma si ricorda anche dei tempi precedenti. Si ricorda che sono almeno sessant'anni che sente e vede combattimenti e guerre nel suo paese.
Si ricorda che anche questa volta c'è stato un feroce combattimento, lui era nei campi ad aiutare i propri figli. Si ricorda di aver sentito un gran bruciore dietro. Poi, più nulla.

E' arrivato da noi in stato di shock. Il proiettile entrato dal suo gluteo è uscito dalla sua pancia.
E' stato operato e ora è un paziente modello.
I suoi occhi vivaci ma stanchi non smettono di ammirare tutto quello che gli capita intorno.
Continua a ringraziarci per tutto quello che facciamo, per la bellezza e l'utilità del nostro ospedale, che ''cura tutti gratuitamente'' e dove ''addirittura'' non deve pagare per il cibo che gli viene servito tre volte al giorno.

Probabilmente oggi andrà a casa e, come continua a ripetere, parlerà a tutti di come si è trovato bene all'ospedale di Emergency a Laskargah.
Alla sua memoria fatta di lavoro, fatica, povertà e guerra, si è aggiunto un nuovo ricordo da adesso in poi, un piccolo ma luminoso tassello di speranza.

Chissà se era scritto nel suo destino che avrebbe incontrato la guerra alla sua veneranda età, dopo aver trascorso un lungo pezzo di vita, sempre sfiorandola.

 
(*Coordinatore medico dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, Helmand) 

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da Repubblica.it (qui)
17 dicembre 2010

L'Aquila ritrova il suo monumento
Torna l'acqua dalle 99 Cannelle


di Giuseppe Caporale

La Fontana ripristinata dal Fai. Napolitano: segno di rinascita. La presidente del Fondo, Borletti Buitoni: oggi in città è tornata un po' di vita  

L'AQUILA - Sorride padre Carmine, il frate che da un anno e otto mesi abita in un container fuori dal Convento di Santa Chiara, a venti metri dalla Fontana delle 99 Cannelle. "Oggi per tutta la città è un giorno di festa" spiega guardando il monumento che finalmente dopo un anno e otto mesi è tornato a vivere ed ora è circondato da bambini, il coro del Gran Sasso e la banda musicale dell'Esercito. E molto altra gente. Nonostante il freddo polare, in una città ancora invasa dalle macerie, si festeggia. Si festeggia - con tanto di taglio del nastro - un monumento simbolo del centro storico che, finalmente, torna a vivere: la fontana delle 99 Cannelle. L'acqua, da ieri, è tornata a sgorgare dai mascheroni dopo otto mesi di lavori di consolidamento e di restauro per un investimento da 750 mila euro. Ma non porta la firma del lo Stato la prima opera di rinascita del centro storico, bensì quella del Fai (Fondo Ambiente Italiano). Una fondazione che tutela il patrimonio artistico italiano che ha mobilitato imprenditori, architetti, ingegneri e altri professionisti per soccorrere L'Aquila, adottando questo monumento.

GUARDA IL VIDEO
 
A testimoniare l'importanza del lavoro compiuto è arrivato anche il messaggio del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano: "La fontana delle 99 Cannelle è elemento emblematico del paesaggio architettonico aquilano e immagine familiare per ogni italiano. Il duecentesco monumento costituisce una fra le più alte testimonianze di una committenza colta e raffinata che diede impulso al rinnovamento urbanistico e artistico della città. Grazie al meritorio e generoso contributo del Fondo per l'Ambiente Italiano - ha scritto ancora Napolitano - che si è fatto capofila di un'autentica gara di solidarietà fra imprese, associazioni e singoli cittadini, la fontana è oggi restituita alla comunità aquilana quale segno concreto della rinascita culturale e civile del suo territorio, già avviata con coraggio e tenacia dal popolo abruzzese e dalla partecipe vicinanza dell'intero Paese".

Un monumento molto importante quello delle 99 cannelle, che dal XIII secolo rappresenta la fondazione della città attorno ai suoi 99 quartieri, rappresentati ognuno da un mascherone dal quale sgorga l'acqua della fontana. "La fontana porta l'acqua - ha affermato la presidente Borletti Buitoni - e l'acqua è vita. Penso che oggi all'Aquila sia tornata un po' di vita". Per il sindaco Massimo Cialente, "è un passaggio importante che fa capire come le parti pregiate devono tornare alla collettività come erano e dove erano. Vogliamo capire dal governo - ha aggiunto - se intende mantenere i patti sulla ricostruzione". Prima della cerimonia di riapertura del monumento, presso la Basilica di Collemaggio si è tenuta la presentazione dei lavori svolti dal Fai, con la presenza del capo della delegazione del Fai dell'Aquila Andrea Tatafiore, l'architetto Roberto Cecchi e il direttore generale Culturale del Fai, Marco Magnifico. Presenti anche l'arcivescovo dell'Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, e il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi.


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Tantissimi auguri

di Buon Natale
e
Buone Feste

a tutti voi!


Lucia Capparrucci 



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