domenica 23 gennaio 2011

L'eco del silenzio su Radio Libriamoci Web: #rogodilibri - Libri per essere LIBERI




L'eco del silenzio 
su Radio Libriamoci Web

da Domenica 23 Gennaio 2011
h. 23,00
in replica tutti i giorni
h. 10,30 - 17,30 - 23,00

www.rlwebradio.com



Libri per essere LIBERI


di Lucia Capparrucci

Questa settimana sono costretta a darvi una notizia che la televisione (vale a dire il mezzo d'informazione per eccellenza della maggior parte delle persone) ha ignorato quasi completamente.
Credo sappiate, se avete già ascoltato questo spazio, quanta e quale importanza rivesta per me la lettura, non a caso concludo sempre augurandovi "frenetiche letture" senza ulteriori precisazioni, perché è l'attività in sé ad elevarci nel momento in cui decidiamo di voler sapere di più o sollecitare il nostro immaginario.
Questa settimana però nel rivolgervi quel medesimo invito, per la prima volta do all'aggettivo frenetiche il senso del tempo che incalza e scalpita, perché potrebbe non essere sufficiente.
Per la prima volta, da che ho memoria, mi trovo ad avere paura possa arrivare un giorno in cui non sarò più libera di scegliere cosa leggere, ho scoperto che la mia libertà di andare in una biblioteca e scegliere uno dei libri presenti a catalogo o di studiare un autore contemporaneo proposto da un professore è una libertà fragile, perché in pochi la proteggono e sono disposti a lottare per mantenerla, sebbene sia ormai un diritto consolidato, almeno da un punto di vista giuridico, anzi costituzionale.
Questa settimana degli uomini eletti per essere al servizio, tanto dei loro elettori quanto della popolazione tutta, hanno scambiato le loro responsabilità con il diritto divino, decidendo di potersi permettere di dire cosa sia da leggere e cosa non lo sia, cosa si possa proporre agli studenti e cosa no, chi siano i "cattivi maestri" e forse per eliminazione quali i buoni, cosa debba trovare spazio negli scaffali di una biblioteca e cosa non possa.
Degli uomini con molta presunzione e poco rispetto, oltre che lungimiranza o memoria, hanno provato e pensato di poter mettere al bando dei libri per colpire degli uomini e le loro idee, vale a dire gli autori di quelle opere, con il cui pensiero dissentono.
E' accaduto in Veneto, ma la deriva e il liberticidio che questa proposta porta con sè vanno molto al di là dei confini territoriali, sono il sintomo di uno Stato nel quale alcuni suoi rappresentanti hanno perso non solo la bussola, ma anche l'idea stessa di democrazia.
Fa male leggere la dichiarazione rilasciata da Sepulveda due giorni dopo l'inizio di questo strazio, si è sentito in dovere di dire qualcosa su una vicenda così grave, dovere condiviso da tanti dei nostri intellettuali, scrittori e traduttori, non necessariamente presenti nella lista degli epurati, ma è ovvia l'urgenza di quelle dichiarazioni, perché quando si tenta di togliere il diritto di scelta al lettore,  si commette un atto che porta in sé l'imperativo a reagire e ad opporsi.

Vi do una breve cronologia dei fatti:
- 15 gennaio 2011 un consigliere comunale di Martellago (provincia di Venezia), Paride Costa eletto con il Pdl, e un cittadino, Roberto Bovo chiedono di eliminare dalle biblioteche pubbliche della provincia di Venezia tutte le opere e i romanzi dei firmatari di appelli per Cesare Battisti (qui);
- Il giorno stesso la proposta viene accolta e amplificata dall'assessore alla Cultura della Provincia di Venezia con delega alle Biblioteche, Raffaele Speranzon che afferma:
«Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali: è necessario un segnale forte dalla politica per condannare il comportamento di questi intellettuali che spalleggiando un terrorista». Aggiungendo poi: «Chiederò di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori: ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le responsabilità. Inoltre come consigliere comunale a Venezia, presenterò una mozione perché Venezia dia l'esempio per prima». 
Pieno appoggio alle posizioni di Costa, Bovo e Speranzon viene poi da Franco Maccari, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, che per primo aveva pubblicato la "lista nera" invitando a non comprare le opere dei firmatari dell'appello (qui).
- 17 gennaio 2011 la presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto prende le distanze dall’assessore alla cultura Speranzon intervendo a Fahrenheit, programma di Radio3: “Ritengo che quella di Speranzon sia un’iniziativa a titolo personale e non espressa nel suo ruolo istituzionale. Qualora presentasse la proposta in giunta, sappia che la provincia di Venezia non la sosterrà. Le biblioteche sono un luogo libero”. 
- 19 gennaio 2011 l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan (e qui), dichiara: «Nei prossimi giorni invierò a tutti gli istituti superiori del Veneto una lettera in cui esorterò insegnanti e bibliotecari a non diffondere tra i ragazzi i libri di questi autori. Sono diseducativi». Per replicare poi a chi parla di censura con: «La chiamassero come vogliono. Di sicuro è una censura morale. Nessun obbligo, beninteso, ma un indirizzo politico: voglio evitare che i ragazzi vengano a contatto con le idee di chi difende a spada tratta un furfante, un delinquente, un assassino conclamato», forte anche delle dichiarazioni del governatore Zaia, che riferendosi implicitamente agli autori incriminati ha detto: «Non ho alcuna difficoltà a confermare che ci sono delle persone che oggi non ci rappresentano degnamente» (qui).

L'assessore Donazzan in un intervista rilasciata al quotidiano gratuito Metro afferma: «Magari fossi nella condizione di fare una lista di libri proibiti!» e nella lettera firmata da Bovo e dall'assessore comunale Costa si legge: "Noi vogliamo stare dalla parte dei buoni perché sono loro i nostri eroi".
Credo siano esempi di ciò che si rischia ad avere una cultura monotematica e soprattutto monocromatica. Vorrei inoltre che fosse ben chiaro che il caso Battisti e la lista sono pretesti, non esiste una ragione che sia una, che possa giustificare l'eliminazione di un testo da una biblioteca. Le idee che non ci vedono concordi si confutano con altre idee e momenti di confronto, non certo con l'abolizione dei testi della persona con cui si è in dissenso, questo è ovvio fra persone civili, o almeno credevo.
Un’ultima notizia sempre dal Veneto, in una biblioteca della provincia di Treviso a seguito della messa in onda del programma di rai3 Vieni via con me, i libri di Roberto Saviano sono stati tolti dagli scaffali sebbene risultino a catalogo, questo a causa dei malumori del sindaco leghista. Sempre in quella stessa biblioteca stavano catalogando le opere di Marco Paolini, fatto che una volta noto all’assessore alla Cultura lo ha portato ad esprimere malumori simili a quelli del sindaco, tanto da chiedere di essere informato in anticipo sugli acquisti librari, per dare il proprio parere vincolante e insindacabile.


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Dal sito di Michela Murgia, www.michelamurgia.com
giovedì 20 gennaio 2011



Si sta come d'inverno i libri in biblioteca

È difficile farsi spazio tra le gambe nude di tutte le ragazze che affollano le cronache di questi giorni. Qualunque voce fatica a trovare ascolto in mezzo agli schiamazzi dei pupazzi ipnotizzati dalla fine senza dignità del loro anziano burattinaio. 
Non c’è che una notizia da dare, ed è lui. 
Non c’è che una storia da trasmettere, ed è la sua, dettaglio per dettaglio. 
Il resto a pagina 32, se avanza posto. 
È così che questo paese ha lasciato che Berlusconi diventasse il solo parametro del suo bene e del suo male, l’unica misura della sua indignazione o della sua assuefazione. Come stupirsi se i suoi problemi sono diventati nostri, o se le parole più familiari ce le siamo ritrovate davanti svuotate di senso e privatizzate sotto nuovo copyright?

Così, se un assessore si sveglia la mattina e dice che i libri di certi autori vanno tolti dalle biblioteche e dalle scuole della sua provincia, succede che in un paese che ha perso la bussola i giornali pensino che questa sia una notizia da pagina “culturale”. In qualunque altro posto sarebbe cronaca, la cronaca nera di un paese sbandato, capace di scambiare la censura per recensione, la proscrizione per dibattito, la ritorsione per lezione di moralità.

Nel migliore dei casi la notizia finisce dentro un’altra narrazione, quella del caso Battisti, ottenendo di far diventare centrale un’occorrenza che è solo un pretesto. Che sia un pretesto lo evidenzia il fatto che i bibliotecari stanno già subendo - e in qualche caso denunciando – pressioni politiche per togliere dagli scaffali anche autori che con l’appello per Battisti non hanno nulla a che fare. Funziona così. Oggi l’assessore pensa che cinquanta autori siano “cattivi maestri” e "difensori dei terroristi", e vadano zittiti. Domani un altro in Piemonte penserà magari che Beppino Englaro è diseducativo per i giovani, e va zittito. Poi un altro in Friuli si sveglierà pensando che il tale autore musulmano va levato dalle biblioteche perché la cultura islamica è fondamentalista e contamina l’inclusiva e aperta cultura italiana. E' così che funziona. Per questo il nome di Battisti è una scusa. Domani sarà il nome di altro. Il mio, il tuo, il vostro, uno per ogni testa di assessore di questo mondo.

Per questo rifiuto i tentativi di spostare la questione su chi ha firmato a suo favore, e non accetterò nessun invito – Speranzon ha detto ai giornalisti che me lo avrebbe fatto pervenire - a partecipare a dibattiti che parlano di lui. Non ho firmato appelli per Battisti e penso che chi ha commesso un reato debba scontare la sua pena. Ma questo non c'entra niente col fatto che chi crede che nel 2004 a Battisti sarebbe spettato l’asilo politico in Francia abbia il sacrosanto diritto di dirlo senza rischiare di essere epurato dalle biblioteche pubbliche, né subito né sette anni dopo. E se qualcuno pensa che sia un diritto ovvio, è solo perché non ha ancora capito che in questo paese di ovvio non c’è più niente. La fine di un regno non è terra ferma, ma un tempo nebbioso dove il concetto di stabilità va rifondato con cautela. Alla fine di questa palude gli unici punti fermi su cui potremmo contare saranno quelli da cui ci siamo rifiutati di spostare il piede. 



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da L'Unità (qui)
20 gennaio 2011

Il paese dei libri vietati

di Carlo Lucarelli


La vicenda è più complessa di come appare, e lo è almeno in tre punti.
Come appare: l’assessore provinciale alla cultura di Venezia prima e l’assessore regionale veneto poi hanno invitato biblioteche e scuole a mettere al bando in quanto “cattivi esempi” gli autori firmatari di un appello a favore di Cesare Battisti circolato nel 2004. Un’iniziativa che è stata stigmatizzata da molti come la solita provocazione di certi amministratori del nord est.
I punti da approfondire.

Primo: l’appello del 2004 non era così genericamente “a favore” di Cesare Battisti. Era più complesso e passava attraverso quel caso per discutere di terrorismo, anni di piombo, legislazione passata e attuale. Ed era un appello legittimo, qualunque sia il giudizio che ognuno di noi può avere sul “caso Battisti”.

Secondo: questa storia non riguarda solo gli autori che hanno firmato l’appello. Io non l’ho fatto e non lo farei, ma mi sento ugualmente coinvolto quando qualcuno stabilisce arbitrariamente liste di proscrizione mettendo al bando libri definiti “diseducativi” non per quello che contengono - e anche in quel caso il giudizio spetterebbe soltanto ai lettori - ma perché le convinzioni personali degli autori non sono ritenute in linea con quelle di chi detiene il potere. Visto il numero crescente di autori che si stanno opponendo - anche a livello internazionale - a questa iniziativa censoria non credo di essere il solo a pensarla così.

Terzo: questa non è la solita provocazione. Bandire i libri è la conseguenza coerente di un modo di pensare stupido, ignorante, intollerante e pericoloso e che ha come obbiettivo un progetto preciso. Che storicamente già sappiamo cosa produce: roghi di libri, autori perseguitati e biblioteche vuote.


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Per approfondire:
 
Lipperatura:

Carmillaonline:

Comunicato AIB sul caso Battisticontro la censura in biblioteca, 18 gennaio 2011

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