mercoledì 21 aprile 2010

Intervento per la diretta di RadioLibriamoci Web a favore di Emergency 3


Ecco l'ultimissimo testo tratto sempre dalla diretta di  Radio Libriamoci Web a favore di Emergency di sabato 17 Aprile 2010, per la cronaca è quello che avevo scritto quando pensavo che a leggerlo sarebbe stato qualcunaltro.

 

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IO STO CON EMERGENCY

Vorrei condividere con voi alcune considerazioni che mi sono trovata a fare in questi giorni fra un comunicato stampa di Emergency e qualche battuta infelice del politico di turno. E' noto a tutti, sin dalle elementari quando si affronta per la prima volta il concetto di diritti e doveri del cittadino e si inizia la famigerata educazione civica, che fra i diritti inalienabili e anche intuitivamente preponderanti per ciascun uomo, vi sia quello alla salute.

 
Non a caso la Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo recita nell'articolo 25:
   1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
   2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

 
Questo diritto presenta delle difficoltà non solo nell’attuazione, ma ancor prima nel momento in cui viene identificato come tale. Per definizione un diritto è qualcosa che deve essere possibile, indipendentemente dalla sua eventuale messa in atto; faccio un esempio: non può esistere il diritto per tutti di vivere in una villetta a schiera su Marte perché ad oggi non abbiamo modi e mezzi per raggiungere il pianeta rosso ed edificarci una simile mostruosità; quindi, come dicevo prima, il diritto non può essere così ideale da risultare irrealizzabile.

 
Il diritto alla salute, se si considera la definizione stessa di salute data dall'OMS vale a dire uno "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia" è un po' come la villetta su Marte. Come può qualunque stato o ente garantire il benessere fisico (difficile anche in un paese come il nostro in cui tutti, almeno teoricamente, hanno la possibilità di accedere gratuitamente o quasi al Sistema Sanitario Nazionale), psichico (ancora peggio), sociale (qui si sfiora la tragi-commedia) e soprattutto, come può garantire l'assenza di malattie (mi permetto di far presente a questo proposito che alcuni medici definiscono malattia anche per la vecchiaia, per non parlare di tutti i malati cronici per i quali la patologia diventa un aspetto normale del quotidiano).
Ciò premesso, che alcuni definiscano la volontà di occuparsi della salute un qualcosa di utopistico è il minimo, e che poi questi stessi trovino ancora più inconcepibile, che qualcuno voglia metter mano a una cosa così complessa in paesi e realtà quasi apocalittiche o comunque con situazioni di una complessità più unica che rara, è ovvio che appaia loro come un segno di squilibrio o di manifesto desiderio di gloria e popolarità. Sono posizioni meschine, ma fondamentalmente umane.

 
Ma…

 
Il problema è che queste sono parole e con le parole si può costruire, distruggere, inquinare le acque e spesso confondere le idee, mentre per Emergency ci sono i fatti a parlare.
Emergency o Gino Strada non parlano in linea teorica di diritti inalienabili e forse un po’ difficili da concretizzare, loro partono dalla messa in atto del diritto trovando quello che è forse il miglior modo di farlo esistere.
Follia, amore per le luci della ribalta e tutto il resto che è stato detto e ripetuto da soggetti di ogni estrazione politica e sociale ha alla fin fine poca importanza, sono parole, a volte belle, altre deliranti, altre ancora solo foriere di una grande ignoranza e di una limitatissima compassione per il prossimo. I fatti però restano, le persone curate sono sotto gli occhi di chi le vuole vedere, a portata di click o sugli scaffali di qualunque libreria e allora per una volta invece di pontificare e costruire teorie, per una volta invece di riempirci testa e bocca di parole guardiamo i volti, i muri bianchi e un po’ scrostati su cui si vede la E rossa, guardiamo.

 
Se Emergency fosse solo i medici che ci lavorano non avrebbe curato oltre tre milioni di persone, se fosse sorretta solo dai tecnici e dal personale che vi opera, ancora sarebbe quasi inesistente, ma Emergency è un progetto di molti che come privati cittadini decidono di finanziarla e darle fiducia, perché guardano non al principio utopico ma alla concretezza di quei corpi ricuciti, di quelle madri sopravvissute al parto o di coloro a cui è stato non solo donato un arto nuovo ma resa anche la dignità di essere autonomi e con un lavoro.
Nel momento in cui si decide di destinare a Emergency il proprio 5 X mille si sceglie di aiutare loro e non qualcun altro che ne avrebbe magari altrettanto bisogno. Le Ong che si occupano di salute, malati più o meno rari, infanzia e tutti gli altri ambiti in cui associazioni di questo tipo operano sono tante e dare ad una rende consapevoli di come le risorse siano limitate e non basteranno ad aiutare anche gli altri, probabilmente altrettanto bisognosi. Non si possono ignorare o svilire queste scelte che di utopico non hanno nulla, quindi basta gettare fango non solo su un'organizzazione, ma anche su tutte quelle persone che non sono disposte ad arrendersi all’idea che povertà, degrado e guerra siano invincibili.
Criticare o sminuire chi non solo ha buone intenzioni, ma anche ottimi fatti e meriterebbe rispetto e attestati di stima, è sterile.

 
Per quanto riguarda i tre volontari, la cui colpevolezza sinceramente mi sembra ben più che discutibile, credo in quella cosa chiamata giustizia che anche se a volte enumera nelle sue fila diritti un po’ zoppicanti resta posta a tutela dell’uomo e per gli uomini, mi auguro che non saranno le ragioni di Stato a liberarli o il peso politico dell‘Italia, ma la Legge, quell’insieme di norme volte a proteggere tutti senza distinzione fra poveracci e operatori di pace, fra occidentali e afghani.
Sono un’illusa? Forse, ma come ho già detto credo nell’utopia, perché in fondo la si può incanalare nei fatti.



Io Lucia Capparrucci sto con Emergency


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Ricordo a tutti che all'indirizzo http://spreaker.com/show/radio_libriamoci_web_impegno_sociale si trova il podcast della trasmissione radio.

 

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